Stadio Flaminio, la Lazio scopre le carte: depositato in Comune il progetto per la rinascita dell’impianto
La Lazio ha ufficialmente consegnato al Comune di Roma il progetto per la riqualificazione dello Stadio Flaminio, riaprendo una partita che sembrava congelata da anni. Un passaggio formale, certo, ma anche il primo vero segnale che l’impianto simbolo del nord della Capitale può tornare a vivere.
Il progetto della Lazio sul tavolo di Roma Capitale
Il Dipartimento Sport di Roma Capitale ha ricevuto tramite PEC dalla S.S. Lazio tutta la documentazione necessaria per avviare la procedura prevista dall’articolo 4 del decreto legislativo 38 del 2021, la norma che disciplina la realizzazione, riqualificazione e ammodernamento degli impianti sportivi. Nei prossimi giorni gli uffici comunali competenti iniziano l’analisi tecnica del fascicolo. L’obiettivo è verificare la completezza degli atti e, in caso di esito positivo, attivare la conferenza dei servizi preliminare, primo snodo ufficiale dell’iter amministrativo.
Il deposito degli atti segna una svolta per uno stadio chiuso da oltre dieci anni e finito più volte al centro di annunci, stop e polemiche. Il Flaminio, progettato da Pier Luigi Nervi e inaugurato nel 1959, è un bene vincolato e ogni intervento deve tenere insieme tutela architettonica, sostenibilità economica e funzionalità sportiva. La Lazio punta a riportare l’impianto a una capienza compatibile con le competizioni calcistiche moderne, trasformandolo nella casa del club, superando definitivamente l’ipotesi di nuovi stadi fuori dal raccordo e la convivenza forzata all’Olimpico.
Nei prossimi giorni gli uffici comunali competenti analizzeranno nel dettaglio la documentazione per verificarne completezza e conformità. Subito dopo, salvo intoppi, verrà attivata la conferenza dei servizi preliminare, il tavolo tecnico che coinvolge tutti gli enti chiamati a esprimersi: Comune, Regione, Soprintendenza, Vigili del Fuoco, autorità ambientali e infrastrutturali.
Flaminio, un impianto simbolo tra vincoli e degrado
Lo Stadio Flaminio, progettato da Pier Luigi Nervi, è uno degli impianti più iconici di Roma. Chiuso dal 2011, versa da anni in stato di abbandono, tra degrado strutturale, occupazioni e promesse mancate. Proprio per il suo valore architettonico, l’impianto è sottoposto a vincoli stringenti, che rendono ogni intervento un equilibrio delicatissimo tra tutela storica e funzionalità moderna. Negli ultimi anni si sono susseguite ipotesi, manifestazioni di interesse e progetti mai arrivati al traguardo. La mossa della Lazio segna quindi un cambio di passo.
Secondo le linee anticipate nei mesi scorsi, l’idea del club è quella di trasformare il Flaminio nella casa della Lazio, con una capienza adeguata agli standard UEFA, servizi moderni e una struttura pensata per essere sostenibile e integrata nel tessuto urbano del quartiere Flaminio. Un tema centrale sarà proprio l’impatto sull’area: viabilità, parcheggi, trasporti pubblici, flussi nei giorni di partita. Questioni che inevitabilmente emergeranno durante la conferenza dei servizi e che potrebbero rallentare o complicare il percorso.
Il Campidoglio: tra cautela e pressing politico
Dal Campidoglio, per ora, la linea è prudente. Nessun via libera automatico, ma la volontà di valutare “con attenzione” ogni aspetto del progetto, come filtra dagli uffici. Sullo sfondo resta anche il confronto politico: da un lato chi vede nel progetto un’occasione per restituire vita a un’area strategica, dall’altro chi teme una forzatura su un bene pubblico di alto valore storico. Una cosa, però, è certa: con il deposito degli atti, il progetto Flaminio-Lazio non è più solo un’ipotesi. È una procedura aperta, che costringerà tutti, istituzioni comprese, a prendere posizione.
Dopo anni di stallo, lo Stadio Flaminio torna ufficialmente sul tavolo. E questa volta non per l’ennesimo rendering, ma per una procedura formale che potrebbe davvero cambiarne il destino. Roma osserva. La Lazio aspetta. E il Flaminio, finalmente, smette di essere solo un monumento al tempo che passa.