Stop alla carne di cavallo: in Senato la proposta bipartisan per riconoscere equini come animali d’affezione

Un cavallo, proposta di legge in Senat

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La carne di equini potrebbe essere presto esclusa dalla filiera alimentare italiana. In Senato sono state depositate due proposte di legge che puntano a riconoscere cavalli, pony, asini, muli e bardotti come animali d’affezione, attribuendo loro la qualifica di “Non Dpa”, ossia non destinati alla produzione alimentare. L’iniziativa interviene su una materia che negli ultimi anni ha assunto rilievo crescente nel dibattito pubblico, tra sensibilità etica, abitudini alimentari e normativa europea.

Le firme e il sostegno trasversale

Il testo nasce da un’iniziativa parlamentare bipartisan. Una proposta porta la firma delle senatrici Susanna Cherchi e Luana Zanella, mentre un secondo disegno di legge è stato presentato dalla senatrice Michela Vittoria Brambilla. Le proposte risultano sostenute da diverse associazioni animaliste, che da tempo chiedono un aggiornamento normativo in linea con l’evoluzione del rapporto tra cittadini ed equini. Il confronto parlamentare si annuncia articolato, anche per le implicazioni economiche e culturali della misura.

Cosa prevede la qualifica “Non Dpa”

Il riconoscimento come animali d’affezione comporterebbe l’attribuzione dello status di “Non Dpa – Non destinato alla produzione alimentare”. In termini pratici, gli equini verrebbero esclusi dalla macellazione per il consumo umano, equiparandoli giuridicamente ad altre specie tradizionalmente considerate da compagnia. Si tratta di un passaggio che inciderebbe sull’intera filiera: dagli allevamenti alla tracciabilità sanitaria, fino alle attività connesse al commercio delle carni. L’obiettivo dichiarato è ridefinire lo status dell’animale alla luce del mutato sentire collettivo.

Un consumo in calo e il confronto internazionale

Il dibattito italiano si inserisce in un contesto più ampio. In diversi Paesi europei il consumo di carne equina è già oggetto di restrizioni o divieti; in Grecia, ad esempio, è stato vietato dal 2020. Anche in Italia i dati segnalano un progressivo ridimensionamento. Secondo un report realizzato da Animal Equality in collaborazione con Ipsos, l’83% degli intervistati dichiara di non consumare carne di cavallo. Lo stesso studio evidenzia che il 73% della popolazione afferma di provare empatia verso questo animale, avvicinandolo, nella percezione, a cani e gatti.

Un tema culturale oltre che normativo

La discussione non riguarda soltanto il piano giuridico. Il cavallo occupa da secoli un ruolo particolare nella cultura europea, tra attività sportive, tradizioni rurali e impiego nel tempo libero. La proposta di legge si colloca dunque all’incrocio tra diritto, economia e trasformazione sociale. Sarà ora il Parlamento a valutare tempi e modalità dell’eventuale riforma, in un confronto che coinvolgerà istituzioni, operatori del settore e associazioni.

Il percorso legislativo è appena iniziato, ma il tema è destinato a incidere su abitudini consolidate e su un comparto produttivo specifico. La decisione finale spetterà all’Aula, chiamata a esprimersi su una questione che intreccia etica pubblica e regolazione del mercato alimentare.