Stop trasferte fino a fine campionato, ma in Europa? Un corto circuito istituzionale coinvolge Bologna–Roma

Roma, tifosi giallorossi in curva sud

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In Serie A resta il blocco deciso dal Viminale e confermato dal Tar del Lazio per i residenti nella provincia di Roma. Ma l’Europa League introduce un’area grigia: al Dall’Ara, il 12 marzo, si gioca sotto egida UEFA. E la politica della sicurezza torna al centro, tra coerenza istituzionale e gestione dell’ordine pubblico.

La stretta dopo l’A1: sicurezza come linea politica

Il punto fermo, oggi, è il provvedimento firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: stop alle trasferte dei tifosi della Roma fino a fine campionato, dopo gli scontri del 18 gennaio in A1 con i sostenitori della Fiorentina. Il Tar del Lazio ha ritoccato solo il perimetro territoriale, sospendendo l’estensione all’intera regione: ma per i residenti nella provincia di Roma il divieto resta. È una misura che parla il linguaggio della deterrenza, non solo quello del regolamento sportivo.

L’urna di Nyon e l’anomalia: in campionato no, in Europa forse

Poi arriva il sorteggio europeo e la contraddizione si materializza: agli ottavi di Europa League è Bologna–Roma, derby italiano che mette alla prova la catena decisionale tra Roma, Nyon e le questure. La partita del 12 marzo al Dall’Ara ricade in una competizione UEFA; quella del 26 aprile, in campionato, resta dentro l’ordinamento sportivo nazionale e la cornice del divieto. Il rischio è un doppio binario: trasferta potenzialmente aperta in Europa, certamente chiusa in Serie A.

Il nodo Viminale–UEFA: chi decide davvero sul settore ospiti

La partita più delicata, prima ancora di quella sul campo, è istituzionale. Il blocco non nasce dalla Lega Serie A: è un atto dell’autorità statale. In teoria, un’eventuale richiesta formale della UEFA per garantire l’accesso al settore ospiti potrebbe aprire uno spazio di interlocuzione. Ma autorizzare ora significherebbe “ammorbidire” un divieto appena confermato, con un riflesso politico immediato: la credibilità della linea di sicurezza. La scelta più coerente, per il Viminale, sarebbe mantenere il divieto anche in Europa.

Il Bologna e la leva dei biglietti: la partita dell’accesso

C’è poi un secondo livello, meno politico ma decisivo: la strategia del club ospitante sulle modalità di vendita. Il Bologna può orientare la gestione dei tagliandi, imponendo filtri e paletti anche oltre il settore ospiti. Un precedente recente pesa: a Genova, il Genoa ha richiesto la fidelity card in tutti i settori, riducendo di fatto l’acquisto “libero” e prevenendo presenze difficili da governare. La domanda, ora, è cosa farà il Bologna per il Dall’Ara, tra tutela del pubblico e rispetto delle indicazioni di sicurezza.

Una prova di coerenza per il sistema calcio-istituzioni

Il caso Bologna–Roma è più di una disputa sui tornelli: racconta il rapporto, spesso irrisolto, tra autonomia sportiva e responsabilità pubblica. Se l’Europa League dovesse offrire una corsia diversa rispetto alla Serie A, il messaggio sarebbe ambiguo: la stessa tifoseria trattata in modo opposto a poche settimane di distanza, nello stesso stadio, per ragioni di “giurisdizione” più che di rischio concreto. È qui che la politica della sicurezza, per non diventare un esercizio di forma, dovrà scegliere tra uniformità e eccezione.