Suicidio genitori Claudio Carlomagno, sui social della madre decine di messaggi di odio: ‘Hai fatto bene ad ammazzarti, hai partorito un mostro’,

Suicidio Anguillara

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Prima l’isolamento, poi la gogna online. Infine il silenzio definitivo. La morte di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, genitori di Claudio Carlomagno, riapre con forza il dibattito sull’odio sui social, sulla pressione mediatica e sui confini della responsabilità collettiva. La coppia si è tolta la vita ad Anguillara Sabazia, dopo giorni segnati da insulti, messaggi violenti e un’esposizione pubblica diventata insostenibile, all’indomani del femminicidio di Federica Torzullo.

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I messaggi d’odio e la cancellazione dopo la notizia

Nei giorni precedenti al suicidio, i profili social di Maria Messenio, ex assessora alla Sicurezza e madre di Claudio, erano diventati un bersaglio. Decine, poi centinaia di commenti carichi di rabbia e disprezzo, molti dei quali rimossi solo dopo che la notizia della morte della coppia è diventata pubblica. Nell’ultimo messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook, quasi 300 commenti, molti dei quali spariti nelle ultime ore. Per i social la distinzione tra colpa e parentela non è mai esistita. Frasi che che trasformavano una madre in un simbolo da colpire, senza processi né difese.

L’avvocato Andrea Miroli, che assiste Claudio Carlomagno, ha parlato di una “discesa agli inferi” vissuta anche dai familiari dell’autore del delitto. «Anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime», ha scritto il legale. Parole che pesano, soprattutto se lette accanto a certi commenti social: «Ha fatto bene ad ammazzarsi», «Hai partorito un mostro». Frasi che restano, anche quando vengono cancellate.

Il suicidio nel giardino di casa

La coppia si è tolta la vita nel giardino della villetta in cui viveva da oltre trent’anni. Era il tardo pomeriggio di ieri. Un gesto estremo, maturato in silenzio, dopo giorni di isolamento e paura. A dare l’allarme è stato il figlio minore, fratello di Claudio, nella cui abitazione di Roma i due avevano lasciato un biglietto di addio.

A trovare i corpi è stata la sorella di Messenio, arrivata insieme ai carabinieri, che ora continuano gli accertamenti. Sebbene l’ipotesi del suicidio appaia chiara, la Procura di Civitavecchia intende disporre l’autopsia per escludere ogni dubbio.

La vita pubblica, le dimissioni e l’isolamento

Dopo una carriera nella Polizia di Stato, Maria Messenio era entrata nella vita amministrativa di Anguillara. Le dimissioni da assessora sono arrivate subito dopo l’emersione del coinvolgimento del figlio nell’omicidio dell’ex nuora. Un atto dovuto, ma non sufficiente a fermare l’ondata di attacchi.

Negli ultimi giorni, racconta chi li ha visti, i due coniugi vivevano ritirati. Uscite ridotte al minimo, contatti limitati ai familiari più stretti. Lei si muoveva con occhiali scuri e parrucca, nel tentativo di sottrarsi agli sguardi e alle domande. Ma le dimissioni dall’incarico pubblico non erano bastate a fermare l’ondata di odio. Sul marito Pasquale Carlomagno gravava un altro peso: essere stato tra i primi ad arrivare nei pressi della villetta dove si è consumato il femminicidio. Un dettaglio ora al centro delle indagini.

Resta aperto il nodo del fronte giudiziario. Alcuni movimenti, documentati la mattina dell’omicidio, sono al vaglio degli investigatori. Gli inquirenti stanno verificando se i due genitori abbiano coperto o aiutato il figlio nelle ore successive al delitto. È ancora ricercata l’arma del delitto, mentre gli accertamenti autoptici su Federica Torzullo potrebbero riscrivere alcuni passaggi della confessione.

Odio online e responsabilità collettiva

Scorrendo i commenti rimasti visibili sotto l’ultimo post di Maria Messenio, emerge una fotografia inquietante: non rabbia, ma disumanizzazione. «Paese di m…», «Dio liberaci da questo male». Frasi che raccontano molto più di chi le scrive che di chi le subisce. Ora la Procura valuta anche l’ipotesi di istigazione al suicidio. Un fronte delicato, che chiama in causa non solo la legge, ma il modo in cui la società digitale gestisce il dolore.

Claudio Carlomagno ha appreso in carcere del suicidio dei genitori. È sorvegliato a vista. Intanto resta un dato che nessuna sentenza potrà cancellare: un bambino di dieci anni ha perso madre, padre e nonni nel giro di pochi giorni. Una tragedia nella tragedia, come ha detto il vicepremier Matteo Salvini, ma anche una storia che impone una domanda scomoda: quando l’odio diventa spettacolo quotidiano, chi decide dove finisce la giustizia e dove inizia la caccia alle streghe?