Sul processo a Salvini al Senato vince il teorema Palamara

Salvini Palamara

Entra la Corte, ecco Luca Palamara, si può processare Matteo Salvini. Con appena otto voti di differenza il Senato ha stabilito che difendere i confini della Nazione merita il processo. Si afferma così il teorema del magistrato sotto accusa per le intercettazioni captate dal trojan che gli avevano messo addosso: “Salvini ha ragione ma va attaccato”. E processato. Il Senato obbedisce.

E’ oggettivamente imbarazzante quello che è accaduto ieri a Palazzo Madama. Sembra che le dichiarazioni dell’ex presidente dell’associazione magistrati non siano mai esistite. I senatori di maggioranza – compresi i soliti, quelli a vita – se ne sono bellamente fregati. E’ come se su Salvini avesse votato proprio Palamara.

Metodo Palamara per Salvini

Nessuno spiega, mentre gli immigrati clandestini si sparpagliano in tutta Italia per l’inadeguatezza al ruolo del ministro Luciana Lamorgese, perché l’Italia si deve far carico dei doveri altrui. In particolare, per il caso Open Arms, c’erano Malta e Spagna a dover agire prima di noi e con la decisione del Senato si dimostra all’Europa che le responsabilità sono solo nostre se si arriva a processare il ministro dell’interno di allora.

Nuovo processo, dunque, dopo quello deciso sempre al Senato per la Gregoretti: chi si oppone alle politiche della sinistra merita la galera, questo è il messaggio che si manda alla Nazione. Un atto di intimidazione, altro che giustizia.

Magistratura prevenuta

Chiese Bruno Vespa proprio a Palamara: “Come fa uno della Lega ad andare sereno davanti a un magistrato?”. E in fondo anche qui sta l’altra faccia della questione, che poi può valere per l’intero centrodestra. Decidono anche per la politica e questo fa male alla democrazia.

Comunque non si illuda questa sinistra: perché trascinare in tribunale i leader avversari non può portare sempre bene ed anzi può rappresentare un boomerang. Non se ne può più di una politica che rinuncia alla competizione a viso aperto per disputarla invece sul terreno giudiziario.

Anche perché alla fine è sempre una partita a senso unico, con la sinistra che si salva proprio per i rapporti costruiti in decenni di commistione.

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