Taxi, il comune cerca sponsor per abbassare le tariffe. Ed è rivolta

Nuova iniziativa della sindaca Raggi e del comune di Roma. Stavolta l’idea riguarda le auto bianche e mira ad abbassare le tariffe per una corsa in taxi. Rendendole più competitive con altri mezzi di trasporto, come ad esempio autobus e metropolitana. Così lo stesso assessore alla mobilità Pietro Calabrese ha annunciato l’idea. Presentata in pompa magna come una grande novità. Cercare degli sponsor privati che abbiamo voglia di investire proprio sulle auto bianche della capitale. In una parola che vogliano brandizzarle. Usando un termine che va sicuramente di moda. Ovviamente il tutto pagando un corrispettivo. Che secondo il comune sarebbe poi utilizzato per ridurre il costo del servizio. Chiaramente l’idea ha fatto subito discutere, ma tra i tassisti serpeggia molto malumore. Prima il lockdown con i turni ridotti e la clientela sostanzialmente azzerata. Poi l’offerta generosa di accompagnare medici e operatori sanitari in ospedale. Con il Campidoglio che però ha preferito stringere l’accordo con Uber. Infine gli zero contributi avuti per le santificazioni e le dotazioni di sicurezza individuali. E i monopattini tanto sponsorizzati dalla Raggi. Che chiaramente i tassisti vedono come il fumo negli occhi. Adesso poi si parla di riduzione delle tariffe. E inevitabilmente esplode la polemica.

Il comune vuole ridurre le tariffe dei taxi e cerca sponsor. Ma la categoria è pronta alla rivolta

Il comune di Roma si trova in grande difficoltà con il trasporto pubblico. Perché a causa del coronavirus è obbligatorio il distanziamento sociale. E la capacità di autobus e metropolitane risulta sensibilmente ridotta. Così l’assessore alla mobilità Pietro Calabrese ha annunciato di aver trovato l’uovo di Colombo. Un bando aperto ai privati che vogliano diventare sponsor delle auto bianche. In parole povere adottare un taxi. Ricoprendolo con la loro pubblicità. Ma alla categoria questa proposta non è affatto piaciuta per tutta una serie di motivi. In primo luogo le pubblicità i taxi ce le hanno già. E le gestiscono direttamente senza passare per il Campidoglio. Poi se qualcuno ci mette i soldi, significa certamente essere meno liberi. E i conducenti delle auto bianche alla loro autonomia e indipendenza ci tengono tantissimo. Che siano artigiani o associati in cooperativa. Ma soprattutto la cosa che ha allarmato di più la categoria è la seconda parte della proposta. Quella che parla direttamente di come verrebbero utilizzati i soldi degli sponsor. Per abbassare le tariffe e renderle più competitive. E su questo il mondo dei taxi è tutto compatto. Nel gridare il suo no. Da noi si paga di meno che in tutto il resto d’Europa, hanno dichiarato i sindacati di categoria. La Raggi risparmi sui monopattini e pensi a farci lavorare non facendo la fame.

Le tariffe non si toccano. Piuttosto devono arrivare gli aiuti alla categoria che ancora non si vedono

Le tariffe per le nostre corse non si toccano. Questa la posizione unanime dei tassisti romani. E d’altronde per modificare il tassametro servirebbe convocare di corsa la commissione consultiva. E aprire il confronto con l’amministrazione. Perché così prevedono la legge e i regolamenti comunali. E poi se davvero entrassero degli sponsor i soldi andrebbero direttamente al dipartimento in Campidoglio. Che poi dovrebbe utilizzarli ripartendoli tra le diverse sigle e cooperative. Tenendo conto anche degli indipendenti e dei tassisti artigiani. Con un caos prevedibile e garantito. Mentre intanto il tassametro dovrebbe girare più piano. Il problema non è il costo del servizio, ribadiscono i rappresentanti delle auto bianche. Ma l’assenza di clientela causata dal covid. Servirebbe una sospensione di tutte le tasse e i tributi come avviene per altre categorie. E la possibilità di avere incentivi anche per chi non lavora a partita IVA. Invece non abbiamo niente. Dal comune come dal governo. Nemmeno la cassa integrazione. E siccome siamo un servizio pubblico, abbiamo dovuto lavorare sempre. Anche durante l’emergenza. Ma la riduzione delle tariffe no, concludono i tassisti. Noi non ci stiamo più. E se al comune non cambiano idea, stavolta sarà battaglia.

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