Termovalorizzatore Santa Palomba, terreni pagati il doppio, la Corte dei Conti: “Danno erariale di 3,5 milioni”

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Un terreno che vale quattro milioni, comprato a più di sette. In mezzo, passaggi poco chiari, valutazioni che cambiano e una cifra che lievita nel giro di pochi mesi. È su questo scarto che si concentra l’indagine della Corte dei Conti del Lazio, che ora ipotizza un possibile danno erariale da circa 3,5 milioni di euro per l’acquisto dei terreni di Santa Palomba, destinati al termovalorizzatore di Roma.

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Prezzo raddoppiato (a danno dei cittadini): perché?

La vicenda ruota tutta attorno a un numero: il valore iniziale del terreno, stimato intorno ai 4 milioni di euro. E quello finale, pagato da Ama, che supera i 7,4 milioni. Una differenza troppo evidente per non finire sotto la lente dei magistrati contabili. Il vice procuratore Claudio Mori ha notificato un invito a fornire chiarimenti a 14 persone, tra cui ex vertici di Ama, membri del cda, componenti del collegio sindacale e tecnici coinvolti nella valutazione. L’ipotesi è che quella compravendita sia stata chiusa a un prezzo fuori mercato, con conseguenze dirette sulle casse pubbliche.

L’indagine ricostruisce i passaggi che hanno portato all’acquisto. Ad agosto 2022 il terreno viene promesso in vendita tra privati per circa 4 milioni. Un valore che, secondo gli atti, risulta anche coerente con altre stime, comprese quelle dell’Agenzia del Demanio. Poi qualcosa cambia. Dopo la scadenza di quel primo accordo, Ama affida una nuova valutazione a una società esterna. Il risultato è una cifra completamente diversa: 7,46 milioni di euro. Ed è proprio a quel prezzo che, a novembre, viene chiusa l’operazione. Per la Guardia di Finanza, che ha condotto gli accertamenti, è proprio lì che si materializza il danno erariale.

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Il pagamento “extra”

Dopo la vendita ad Ama, una delle società coinvolte versa circa 1,3 milioni di euro all’altra per la rinuncia a un preliminare già scaduto. Un pagamento che, secondo l’accusa, non sarebbe stato dovuto. Per la Procura contabile, questo movimento si inserirebbe in un quadro più ampio, in cui il prezzo finale del terreno sarebbe stato artificialmente gonfiato, con un vantaggio economico per i privati e un danno per la società pubblica.

Il punto, per la Corte dei Conti, non è solo aver pagato troppo. È non essersene accorti. Perché quei dati erano disponibili. Bastava una verifica. Nel mirino anche la valutazione di congruità: ritenuta, secondo l’accusa, troppo distante dai valori reali di mercato. Il quadro che emerge è quello di un prezzo cresciuto in pochi mesi senza una spiegazione convincente. Secondo i magistrati, gli elementi per capire che il valore reale del terreno fosse più basso erano facilmente accessibili. Sarebbe bastata una verifica nei registri immobiliari per scoprire che pochi mesi prima lo stesso terreno era stato trattato a una cifra molto inferiore. Da qui l’ipotesi di responsabilità, tra condotte omissive e possibili errori nella valutazione di congruità.

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Santori: “Avevamo denunciato tutto nel 2022”

Sulla vicenda è intervenuto anche Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che ha rivendicato le denunce presentate già nel 2022. “Avevamo sollevato per primi dubbi molto precisi sulla congruità del prezzo, sull’idoneità urbanistica dell’area e sulla presenza di vincoli e criticità. Oggi la Corte dei Conti indaga per un possibile danno erariale e, di fatto, conferma che quelle preoccupazioni erano fondate. Roma rischia di aver pagato a prezzo pieno un terreno che non valeva quella cifra. E il problema è che l’iter è andato avanti senza chiarimenti, nonostante le interrogazioni già depositate in Assemblea Capitolina”.

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Le reazioni

Sulla vicenda sono intervenute anche Virginia Raggi, consigliera capitolina del M5S ed ex sindaca di Roma, e Carla Canale, capogruppo della Lista Civica Virginia Raggi in Municipio IX. “Dire ‘l’avevamo detto’ sarebbe troppo facile, ma è così. Sul valore del terreno di Santa Palomba avevamo già acceso un faro con un primo esposto presentato alla Corte dei Conti il 14 novembre 2022, perché il costo ci sembrava troppo alto. Oggi la Procura contabile chiama 14 presunti responsabili di Ama e di Roma Capitale per chiedere chiarimenti. E i punti che non tornano sono molti, a partire dall’improvvisa modifica delle mappe catastali e dei vincoli”, hanno spiegato in una nota congiunta. Le due esponenti hanno poi ricordato che, già nella scorsa consiliatura, l’azienda aveva pubblicato un avviso per individuare terreni dove realizzare un TMB alternativo a quello di Rocca Cencia, ma l’unica proposta arrivata, quella di Santa Palomba, non avrebbe mai dovuto andare avanti.

“Nel luglio 2021 – hanno aggiunto – la Città Metropolitana aveva dichiarato l’area non idonea, sia per le caratteristiche del bando sia per i vincoli esterni, dal PTPR al Piano Rifiuti della Regione Lazio. Anche il Comune di Pomezia aveva espresso un parere negativo su nuove installazioni di industrie insalubri, mentre la ASL, già nel marzo 2021, aveva sollevato perplessità per la presenza di numerosi impianti di trattamento rifiuti tra Pomezia e Ardea. Perfino le mappe catastali indicavano fattori escludenti di tutela integrale, paesaggistici e idrogeologici”.

La posizione di Ama

Da parte sua, Ama respinge le contestazioni e difende la correttezza dell’operazione. La società sottolinea che la procedura era stata avviata già nel 2021 e che il prezzo al metro quadro non avrebbe subito variazioni nel tempo. Inoltre, la scelta dell’area di Santa Palomba sarebbe stata confermata per la sua idoneità alla realizzazione del termovalorizzatore, considerato un nodo centrale per la gestione dei rifiuti della Capitale. Intanto, però, l’inchiesta va avanti. Gli indagati hanno ora tempo per presentare le loro difese.

Resta un dato: un’operazione strategica per la città, legata al futuro del ciclo dei rifiuti, è finita sotto esame per come è stata gestita. E tutto parte da una domanda semplice. Perché pagare più di sette milioni un terreno che, pochi mesi prima, ne valeva quattro?