“Ti abbiamo danneggiata, ma non ti risarciamo”: le viene la pericardite dopo il vaccino Covid, medico dell’Asl Latina fa causa al Ministero
Le hanno riconosciuto che la pericardite è stata provocata dal vaccino anti Covid. Ma, nonostante il nesso causale sia stato accertato, l’indennizzo le è stato negato. È da questo paradosso che nasce la causa civile avviata da una dottoressa dell’Asl di Latina contro il Ministero della Salute, dopo che la Commissione Medico Ospedaliera ha riconosciuto la relazione tra la vaccinazione e la patologia cardiaca, senza però concedere il beneficio previsto dalla legge.
Il ricorso è stato depositato davanti al Tribunale di Latina dall’avvocato Renato Mattarelli, che contesta la decisione assunta in sede amministrativa e sostiene che la patologia debba essere comunque ricondotta alle categorie indennizzabili previste dalla normativa.
La vaccinazione durante la pandemia e la malattia
La vicenda riguarda una dottoressa che, durante l’emergenza sanitaria, prestava servizio nelle urgenze-emergenze di uno dei Pronto Soccorso del distretto sanitario di Latina. Nel gennaio 2021 si era sottoposta alle due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario impegnato negli ospedali. Successivamente la professionista ha sviluppato una pericardite recidivante, accompagnata da ulteriori patologie correlate.
“E proprio dal ricorso – spiega il legale – emerge la certezza del nesso causale fra vaccinazione e patologia cardiaca della mia assistita”. La Commissione Medico Ospedaliera, infatti, avrebbe riconosciuto espressamente il rapporto di causa tra la vaccinazione e la patologia cardiaca. Il problema, però, nasce dal fatto che la malattia non sarebbe riconducibile alle categorie previste dalla legge 210 del 1992, che disciplina gli indennizzi per i danni derivanti da vaccinazioni obbligatorie. E quindi niente risarcimento per la dottoressa.
“Ti abbiamo danneggiato ma non ti risarciamo”
Ed è sempre l’avvocato Renato Mattarelli, che definisce incomprensibile la decisione della Commissione, a commentarla. “È come se venisse detto: Il vaccino che ti abbiamo imposto di assumere e che ti abbiamo garantito come sicuro per la salute ti ha danneggiato, ma la patologia che hai contratto non rientra nell’elenco delle categorie di danno”, afferma il legale, sintetizzando quello che, a suo giudizio, è il ragionamento seguito dalla Commissione.
Secondo la difesa, le tabelle previste dalla normativa non dovrebbero essere interpretate in modo rigido, ma utilizzate come parametro di riferimento anche per patologie non espressamente indicate, purché analoghe. “È davvero singolare – sostiene l’avvocato Renato Mattarelli – che anziché indennizzare prontamente un medico che si è speso e prodigato per salvare vite umane durante la pandemia, la Commissione Medico Ospedaliera si sia arroccata su posizioni puramente formali”. Il legale evidenzia inoltre che, a suo avviso, non sarebbe compatibile con uno Stato di diritto negare un indennizzo per un danno cardiaco di origine vaccinale soltanto perché la specifica patologia non compare espressamente nelle tabelle ministeriali.
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“Non è un caso dubbio”
Per la difesa della professionista non ci sarebbero dubbi sull’origine della malattia. Secondo quanto sostenuto nel ricorso, quello della dottoressa dell’Asl di Latina non rappresenterebbe un caso controverso sotto il profilo scientifico, ma la conseguenza di una decisione fondata esclusivamente su un’interpretazione formale della normativa.
Sarà ora il Tribunale di Latina a dover stabilire se il mancato riconoscimento dell’indennizzo sia conforme alla legge oppure se il Ministero della Salute dovrà riconoscere quanto richiesto dalla professionista.