A Roma il gioco di quartiere non è sparito: ha solo cambiato tavolo

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Chi ha vissuto Roma lo sa: il gioco, quello vero, non è mai stato solo una questione di soldi. Era la tombola della vigilia, la partita a carte al tavolino del bar, il numero cantato ad alta voce mentre qualcuno protestava per la cartella sbagliata. Un rito di quartiere, prima ancora che un passatempo. Oggi quel rito sembra essersi diradato, eppure non è scomparso. Ha soltanto cambiato tavolo.

Il bar sotto casa, prima sala giochi dei romani

A Roma il bar non è mai stato soltanto il posto dove si prende il caffè. Come raccontavamo nella nostra guida ai migliori bar della città, il locale sotto casa è da sempre un’istituzione: ci si incontrava, si discuteva di calcio e di politica, e molto spesso si giocava. Le carte, certo, ma soprattutto la tombola nelle sere di festa, quando il circolo di quartiere si trasformava nel salotto buono di tutti. Il tabellone appeso al muro, i fagioli secchi usati come segnaposto sulle cartelle, il vociare di chi aspettava l’ambo: bastava poco per riempire un pomeriggio d’inverno. Erano luoghi dove il gioco valeva per la compagnia più che per la vincita.

La tombola, un rito che a Roma non è mai passato di moda

La tombola, del resto, è una delle tradizioni più radicate del gioco all’italiana. Nata a Napoli nel Settecento e diffusasi in fretta lungo tutta la penisola, è arrivata fino a noi quasi immutata: novanta numeri e le cartelle, con la solita attesa del numero che manca. A Roma la si giocava in famiglia a Natale e nei circoli di quartiere tutto l’anno, con quella liturgia fatta di sfottò e piccole poste. Le vecchie sale bingo cittadine, quelle con le insegne al neon e il gettoniere all’ingresso, sono state per anni la versione pubblica dello stesso passatempo. Poi molte hanno chiuso, e il gioco ha cominciato a cercarsi un altro posto.

Perché il gioco ha cambiato tavolo

Quel posto, per il bingo, è diventato lo schermo del telefono. La versione digitale della tombola ha un vantaggio semplice, non ha orari: le sale restano aperte a ogni ora e le cartelle costano anche solo tre centesimi, una cifra che ricorda da vicino le poste simboliche del circolo. Cambiano i premi in palio, con jackpot che in alcune stanze arrivano fino a diecimila euro, ma la struttura resta quella di sempre. Si scelgono le cartelle e si aspetta l’estrazione, sperando nel numero che non arriva mai. Per molti romani cresciuti davanti al tabellone del bar, ritrovare quel meccanismo sul telefono è stato quasi naturale.

Un fenomeno più grande di quanto sembri

Sarebbe un errore pensare che si tratti di un passatempo di nicchia, roba da nostalgici della cartella comprata al circolo. Solo nel 2023 il bingo online ha mosso in Italia oltre 423 milioni di euro di raccolta, stando al Libro Blu dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Numeri che spiegano perché oggi non manchino i siti dove utilizzare soldi veri per giocare a bingo online, tutti con regolare licenza ADM. Anche qui, come al circolo, vale la vecchia regola romana: fidarsi va bene, ma prima si guarda con chi si gioca. La differenza è che online quella garanzia non passa più dalla faccia di chi canta i numeri, ma dalla concessione statale e dalla certificazione del sistema che estrae le palline. Il tavolo è cambiato, insomma. Il gioco, a Roma, resta una cosa di quartiere: solo che adesso il quartiere è grande quanto uno schermo.