Torpignattara, addio a Bruno Sangermano: fu nel mirino dei terroristi rossi ma si salvò

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Si sono svolti oggi i funerali di Bruno Sangermano, storico segretario dela sezione del Movimento Sociale Italiano di Torpignattara. Le esequie si sono tenute alla basilica di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano, quartiere dove Bruno viveva da tanti anni. Bruno aveva più di 90 anni, ed era uno degli ultimi esponenti di una stagione gloriosa della militanza e dell’attivismo romano. Grande signore, rispettato ben oltre i confini del suo partito, tenne in alto la bandiera del Msi in un quartiere dove era davvero difficilissimo fare politica per chi non era schierato a sinistra. Eppure il suo rigore, la sua onestà, la sua correttezza consentirono sempre alla fiamma tricolore l’agibilità politica in una zona di Roma dove vi furono anche focolai di terrorismo politico rosso.

Sangermano aderì alla prima sezione del Msi nel 1946

Bruno Sangermano ci raccontò che apprese della nascita del Msi nel 1946, leggendo “Rivolta Ideale” di Tonelli, e insieme con lo storico segretario dela Triesta Salario Natale Gianvenuti, decide di aderire a quel partito. E lo fece recandosi a via Solunto, dove nacque la prima sezione del Msi di Roma, sempre a Roma Sud. Dopo qualche anno, nel 1954, Sangermano, insieme con altri missini, tra cui combattenti della Repubblica Sociale, aprirono la prima sede a Torpignattara, dalle parti della chiesa di San Barnaba. Nella zona il Pci aveva un consenso che superava il 50 per cento della popolazione, e per questo non lasciò nulla di intentato per far tacere la voce del Msi, che pure aveva un certo consenso. Tanto è vero che Sangermano negli anni Settanta fu sempre rieletto consigliere circoscrizionale del quartiere.

Sangermano godeva di grandissima stima nel quartiere

Sangermano era una persona che rifuggì sempre dalla violenza, preferendo affidarsi alla forza della ragione, ma in quegli anni la ragione era stata messa da parte, doprattutto dai gruppettari della sinistra che non tolleravano che nessuno facesse politica a Roma oltre loro. E proprio agli inizi degli anni di piombo troviamo a Torpignattara non una, ma ben due sezioni di destra: una del Msi e una del Fronte della Gioventù. Cosa che faceva infuriare i comunisti in modo fortissimo. E poiché questi giovani entusiasti, capitanati da una persona perbene, decisa, onesta, non potevano essere fermati in nessun modo, si decise di colpire proprio il segretario sezionale, lo stimato Sangermano.

Un professore comunista si oppose alla gambizzazione di Sangermano

Le cose andarono così, anche se Bruno lo venne a sapere solo parecchi anni dopo. Nel corso di una riunione segreta di un gruppo comunista extraparlamentare molto famoso all’epoca, si decise di gambizzare Sangermano a titolo di esempio antifascista. Il loro motto era allora il motto di Mao, “Colpiscine uno per educarne cento”. Però, a quella riunione partecipò anche uno stimato e giovane docente, aderente al gruppo, che ben conosceva Sangermano e la sua famiglia. Espresse il suo totale disaccordo su questa azione, dichiarando che Sangermano non meritava un simile trattamento che, tra l’altro, avrebbe potuto essere controproducente, data la stima di cui Bruno godeva nel quartiere. Così il progetto abortì, ma una lezione ai fascisti bisognava pur darla.

La sezione chiusa col cemento

Così, poche notti dopo, arrivò davanti alla sezione del Msi una grande betoniera, che scaricò tutto il cemento di fronte alla sezione, per chiuderla simbolicamente. Lo stesso Sangermano raccontava divertito che si misero tutti a pulire quel disastro, compreso pure qualche poliziotto che diede loro una mano. Comunque, a parte questa contestazione poco più che goliardica, la sezionesubì  spesso l’assalto con attentati incendiari e assalti armati. Sopratutto dopo l’omicidio del giovane comunista Ciro Principessa, azione per cui Sangermano, che non c’entrava nulla, rischiò di pagarla cara. Si salvò solo perché fu avvertito in tempo. E oggi c’erano tanti suoi amici a salutarlo. Ex attivisti delle vicine sezioni di Centocelle, Prenestino, Quadraro, Tuscolano, Appio, con cui Sangermano lavorò per anni in difesa del suo alto ideale.

(Foto: Marco Cottini)