Travolto sulle strisce a Roma, muore dopo cinque mesi di agonia il 19enne ucraino

Roma, foto di via Togliatti generata con IA

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Per cinque mesi è rimasto sospeso tra la vita e la morte, dopo un investimento avvenuto in una delle arterie più trafficate della Capitale. Alla fine il suo cuore ha smesso di battere il 3 aprile, chiudendo una vicenda che oggi torna a porre una domanda precisa: quanto sono sicure, davvero, le strade di Roma per chi attraversa a piedi? Il giovane, 19 anni, era arrivato dall’Ucraina da pochi giorni, con l’obiettivo di lavorare e costruirsi una possibilità nella città.

L’incidente su viale Palmiro Togliatti

L’investimento risale al 23 ottobre, su viale Palmiro Togliatti, all’altezza della zona Don Bosco. Secondo i primi accertamenti della polizia locale, il ragazzo si trovava sulle strisce pedonali al momento dell’impatto. Nella ricostruzione iniziale, avrebbe attraversato con il semaforo pedonale rosso. Un elemento importante, ma non sufficiente a chiudere il caso. Perché anche in presenza di una possibile imprudenza, restano aperti i nodi sulla velocità dell’auto, sui tempi di reazione e sulle condizioni complessive di visibilità.

I soccorsi e i mesi in ospedale

Subito dopo l’urto, il 19enne era stato soccorso e trasportato in condizioni gravissime al policlinico di Tor Vergata. Da lì era iniziato un lungo percorso tra ricoveri, cure e speranze affidate al tempo. In seguito il trasferimento in una casa di cura, dove le sue condizioni non sono però mai migliorate in modo decisivo. Il decesso, arrivato a distanza di cinque mesi dall’incidente, trasforma ora quel fascicolo in una vicenda ancora più delicata, sia sul piano umano sia su quello giudiziario.

L’appello della famiglia: “Servono testimoni”

A seguire i familiari è l’avvocato Paolo Patucchi, che ha chiesto pubblicamente a eventuali testimoni di farsi avanti. Il punto, spiega la famiglia, è chiarire con precisione la dinamica. In particolare, capire a quale velocità viaggiasse la vettura che ha investito il ragazzo. Si tratta di un passaggio decisivo: secondo il legale, la strada era illuminata e il giovane aveva quasi completato l’attraversamento della semicarreggiata. Dettagli che potrebbero incidere nella valutazione finale delle responsabilità.

Il dolore privato e il tema pubblico

Dentro questa storia c’è anzitutto un lutto, quello di una famiglia che ora sta anche affrontando una raccolta fondi per riportare la salma in Ucraina. Ma c’è anche un tema pubblico che riguarda Roma e la sua sicurezza stradale. L’ennesimo investimento mortale sulle strisce ripropone il problema di assi urbani ad alta percorrenza, attraversamenti spesso percepiti come insicuri e tempi di guida che non sempre si conciliano con la presenza dei pedoni. La morte del ragazzo, arrivata dopo mesi di agonia, impone oggi più di un esame di coscienza.