Tribunale di Roma nel degrado, controsoffitti che crollano post-maltempo e topi ovunque: la Giustizia imbarca ‘acqua’

La Procura di Roma

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Roma, è successo di nuovo: l’ufficio esecuzioni del Tribunale di piazzale Clodio è stato sgomberato alla vigilia dell’ennesima perturbazione, quando i pannelli del controsoffitto hanno iniziato a cedere in sequenza, scoprendo cavi e impianti come in un edificio lasciato a metà. Al sesto piano della palazzina A, raccontano, non è rimasto che polvere, umidità e fascicoli ingialliti. Nel palazzo che dovrebbe essere la “casa” della giustizia, l’emergenza non fa più notizia: diventa routine.

Sedici milioni e un cantiere che non libera mai

Il paradosso è tutto qui: le impalcature dovevano essere il segnale di una rinascita, e invece da due anni “imprigionano” le palazzine come una gabbia permanente. L’intervento — finanziato con fondi PNRR e quantificato in circa 16 milioni — avrebbe dovuto mettere in sicurezza coperture e strutture. Ma tra infiltrazioni, riscaldamento ballerino e soluzioni di fortuna (stufette elettriche), molti dipendenti descrivono un miglioramento più promesso che percepito. E l’impressione, corrosiva, è che la spesa non abbia comprato serenità. La notizia è stata riportata dal quotidiano il Corriere della Sera Roma e da noi qui ricostruita.

I topi non leggono i capitolati: la quotidianità che imbarazza

Poi c’è l’immagine che nessuno vorrebbe associare a un presidio dello Stato: i roditori. Non nei sotterranei, ma lungo piani e corridoi, favoriti — sostengono alcuni magistrati — da passaggi e tubazioni che diventano “autostrade” tra cantieri e intercapedini. Una carcassa trovata vicino alle aule basta a trasformare il disagio in allarme: non è solo questione di decoro, ma di igiene, di rischi sanitari, di credibilità. Altro che privilegi: qui si lavora “in trincea”, e non per modo di dire.

Collaudi al contrario: prima si entra, poi si scopre cosa non funziona

La sensazione più destabilizzante, dentro la cittadella, è l’inversione della logica: si torna negli uffici e soltanto dopo emergono le magagne. Collaudi attesi, verifiche che tardano, difetti che spuntano a cantiere “finito”. È così che un disagio strutturale diventa un crescendo di piccoli guasti: controsoffitti fragili, impianti capricciosi, adattamenti improvvisati. E quando la manutenzione ordinaria sembra un lusso, ogni pioggia diventa una prova, ogni rumore dal soffitto un presagio.

L’ombra lunga degli appalti: PNRR, Giubileo e un’indagine che pesa

In questo clima, basta poco perché il “cantiere” smetta di essere solo un tema tecnico e assuma un colore politico-giudiziario. La manutenzione straordinaria dei terrazzi di copertura della cittadella di Piazzale Clodio è finita nel perimetro di inchieste che hanno riguardato anche appalti collegati ai fondi giubilari e figure imprenditoriali sotto indagine, tra cui Mirko Pellegrini e società a lui legate (secondo le contestazioni della Procura e le ricostruzioni giornalistiche). Non è una sentenza: è un contesto. Ma è sufficiente a far crescere, tra i corridoi, la domanda più velenosa: chi controlla davvero?

Fuori è peggio: parcheggio “terra di nessuno” e l’allarme sulla sicurezza

E quando pensi che il peggio sia nei soffitti, scopri che è anche a livello strada. Il parcheggio esterno — cruciale per chi entra ed esce ogni giorno — viene descritto come scoperto per ampie fasce orarie: poche ore di vigilanza, nessuna telecamera, accessi facili. In questo scenario si inserisce anche il racconto di furti e vandalismi, fino al caso della vettura di un magistrato sparita in pieno giorno (mercoledì 28 gennaio 2026, secondo quanto riportato). È qui che il disagio diventa istituzionale: il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ha chiesto di non minimizzare, ricordando che in quegli edifici transitano quotidianamente migliaia di persone e che la sicurezza deve essere una priorità assoluta.