Tutte le spine della Raggi. Tra rifiuti, bilancio e il nodo stadio
La sindaca di Roma Virginia Raggi ha spento proprio ieri 43 candeline. E ha postato sui social una foto semplice, sulla terrazza di casa sua ad Ottavia. Con una scritta artigianale happy birthday, e il marito Andrea Severini in veste di fotografo. Una scenetta familiare quindi, in uno dei momenti più complessi per la prima cittadina. Tra campagna elettorale, fuoco amico e tante questioni irrisolte. Che ormai pesano come macigni. E allora vediamole tutte le spine della Raggi, che – purtroppo per lei e per i cittadini romani – il simpatico compleanno low profile di ieri non ha ovviamente potuto scacciare.
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La Raggi tra fuoco amico e bilancio
Certamente uno dei maggiori problemi per la Raggi è rappresentato dal cosiddetto ‘fuoco amico’. Con i famosi cinque consiglieri dissidenti, che fanno ormai ballare la giunta insieme agli scontenti e ad altre defezioni. Così proprio la scorsa settimana il bilancio di assestamento è stato bocciato in commissione, con cinque contrari, quattro favorevoli e una astensione. Tanto che le opposizioni hanno potuto ribadire ancora una volta che la maggioranza grillina si è disciolta. E che ormai l’unica via da percorrere è quella di votare il prima possibile.
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Il nodo dei rifiuti
Altro tema dolente, rimane quello legato all’emergenza rifiuti. Con la città che ormai è allo stremo, tra cassonetti stracolmi e rischio emergenza sanitaria. Così la Raggi ha predisposto un’ordinanza, per riaprire il vecchio impianto di Albano. Chiuso per un incendio dal 2016. Una soluzione temporanea, trovata durante la convocazione al ministero per la transizione ecologica alla presenza del ministro Cingolani. Ma subito il sindaco della cittadina laziale Borrelli ha promesso le barricate. Con la popolazione che di avere a due passi da casa la spazzatura di Roma non ne vuole proprio sapere. Tanto da aver promosso una manifestazione in loco e sotto al Campidoglio. Insieme ad altri sindaci ed amministratori dell’hinterland. Se ordinanza sarà, a questo punto il ricorso al TAR e la richiesta di sospensiva sembrano scontati. E senza altri impianti o discariche disponibili, il rischio caos è sempre più concreto. Con la differenziata ferma sotto al 50%, e la Tari tra le più alte d’Italia.
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Lo stadio e le grandi opere incompiute
Da ultimo ma non per ultimo, c’è anche il nodo irrisolto dello stadio della Roma. Con la delibera di giunta di revoca dell’interesse pubblico sulle aree a Tor di Valle che ancora non è approdata in Aula. E la società Eurnova che minaccia azioni legali e richieste di risarcimenti milionari. Con tanto di possibile intervento della Corte dei Conti. Un altro ginepraio, che si unisce all’incerto destino delle grandi opere pubbliche. A cominciare dalla metropolitana C, che solo nel 2024 dovrebbe aprire a Colosseo. Mentre sulla stazione di Piazza Venezia e sul prosieguo della linea è mistero. Anche perché la società Roma metropolitane da un anno e mezzo è stata messa in liquidazione. Con il personale che non sa ancora quale sarà il proprio destino.
Insomma, se si considerano anche i tanti Municipi caduti, e alcune presidenze ex alleate adesso acerrime nemiche, come quella di Monica Lozzi in VII, la prossima campagna elettorale assomiglia per la Raggi sempre più a un gran premio della montagna. Che alla fine potrebbe dimostrarsi davvero troppo alta da scalare. Per raggiungere la vetta di un secondo mandato.
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