Tutti a scuola il 7 gennaio. Ma da settembre non è cambiato nulla

scuole apertura

Tutti di nuovo a scuola e in presenza. Questa è la ferma volontà della ministra Azzolina, che sul rientro in classe sembra stia conducendo una sua personale crociata. Per carità, tutti sappiamo che non è lo stesso studiare da casa. Non solo per la didattica, ma anche per le normali esigenze di socializzazione. I ragazzi hanno bisogno di vedersi tra di loro e di uscire di casa. Di frequentare le lezioni. Tutto giusto, ma va garantita anche la sicurezza. Perché quanto successo a settembre ce lo abbiamo ancora tutti quanti negli occhi e ben stampato in testa. A meno che non vogliamo sostenere che la ripresa fortissima della pandemia in autunno sia totalmente dipesa dalle feste in Costa Smeralda. Il problema è che ancora una volta ci affideremo alla buona sorte. Ai comportamenti individuali. Al carico di pesantissime responsabilità che saranno gettate sulle spalle di presidi e insegnanti. Perché novità in campo non ce ne sono. I banchi a rotelle resteranno quelli che già ci sono, ammesso che servano a qualcosa. Gli spazi dove svolgere la didattica, pure. Niente obbligo di sottoporsi a tamponi preventivi prima di rientrare in classe, nonostante ora si trovino a pochi euro anche nella farmacia sotto casa. E certamente si poteva prevedere un sanitario per ogni istituto. Con tamponi rapidi da fare a tutti all’ingresso. Ma niente, prima abbiamo il lockdown delle feste. E poi avremo il ‘tana libera tutti’ della didattica in presenza. Trasporti affollati e assembramenti compresi.

Il 7 gennaio non diventi l’ennesimo slogan

Il rischio è che il 7 gennaio diventi l’ennesimo slogan. Il grande rientro a scuola con annessa propaganda del governo e plauso dei giornali e delle televisioni amiche. La didattica ricomincerà per tutti, ricordiamolo. Anche per le seconde e terze medie lasciate a casa nelle Regioni rosse. E per gli alunni delle superiori. Fino a un massimo del 75%. Ma sulla organizzazione degli spazi e sugli orari, dovranno decidere i dirigenti scolastici e i presidi. A loro rischio e pericolo. Così si parla già di un possibile allungamento delle lezioni al sabato mattina. Per diluire ancora di più le presenze. Mentre la stessa ministra Azzolina avrebbe fatto ventilare la possibilità di un prolungamento della didattica fino ai primi di luglio. Ipotesi accolta con freddezza, come quella di introdurre altre fasce orarie. Per l’ingresso e l’uscita da scuola. Le due ‘finestre’ attuali sono già abbastanza, hanno fatto sapere i presidi. Perché non si possono costringere i ragazzi a entrare dopo le 10 di mattina. E ad uscire da scuola quando è già notte.

I presidi: “Rientro a scuola? Non facciamo i conti senza l’oste….”

Il sindacato all’attacco

E anche il sindacato è andato all’attacco. Chiedendo una migliore programmazione per il rientro a scuola del 7 gennaio. Francesco Sinopoli della Flc CGIL lo ha fatto in una intervista rilasciata a orizzontescuola.it. Nella quale oltre a chiedere tutela per insegnanti e dirigenti scolastici punta il dito contro la politica. Non solo del governo, ma anche di alcune Regioni. Che adesso applicano la didattica a distanza pure in caso di allerta meteo. “Non è una materia di competenza di sindaci e governatori”, ha chiarito Sinopoli. “La Dad resta una soluzione emergenziale legata al covid che non può essere estesa a piacimento”. Ma i dubbi restano a 360 gradi, su tutta la procedura e le misure previste per il grande rientro in classe. A me sembra che non sia cambiato nulla rispetto a settembre”, ha proseguito il sindacalista. Non mi pare che siano stati effettuati interventi aggiuntivi per garantire la scuola in presenza. Non capisco poi cosa possa produrre nella realtà l’inserimento Prefetti. Bisogna agire ora. Ci sono problemi ai trasporti? Affrontiamoli. Dobbiamo fare i tamponi? Facciamoli. Non vorrei che il 7 gennaio diventi un’altra data slogan”. E ancora, l’affondo sui dati reali del contagio nelle scuole. “Se non c’è condivisione di questi dati importantissimi non va bene. E soprattuto si crea allarme fra la popolazione. Sarebbe il caso che di fare il punto su questi dati per chiarire la questione“, ha concluso il sindacalista. E in agitazione sono anche le sigle della CISL, UIL, Snals e Gilda. Per una ripresa scolastica  che invece che a gennaio sembra riportarci a un autunno caldo.

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