Unicoop Etruria, “cessioni inevitabili”: le chiusure entro giugno, lavoratori a rischio a Pomezia
Tra i lavoratori Coop l’unica certezza è… l’incertezza del loro futuro. La riorganizzazione di Unicoop Etruria, con la cessione e chiusura di 24 punti vendita, continua a tenere con il fiato sospeso centinaia di lavoratrici e lavoratori, soprattutto nel Lazio. E tra i territori più esposti c’è Pomezia, dove il punto vendita all’interno del centro commerciale Sedici Pini rischia di diventare uno dei simboli di una crisi che non è più solo industriale, ma sociale.
Unicoop Etruria, confermate le cessioni: la scadenza è giugno 2026
Nel nuovo incontro del 2 febbraio 2026 tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e la direzione di Unicoop Etruria, la cooperativa ha confermato il piano di cessione e chiusura di 24 punti vendita, considerate inevitabili per garantire la sostenibilità economica del gruppo. La cooperativa non arretra. Le cessioni dei 24 punti vendita vengono definite “inevitabili” nell’attuale piano industriale, con l’obiettivo di chiudere le operazioni entro giugno 2026. L’azienda parla di pochi acquirenti selezionati, definiti “di qualità”, in grado di garantire la continuità occupazionale e il rispetto dei contratti nazionali.
Una rassicurazione che però non convince fino in fondo i sindacati, che continuano a giudicare insufficienti le garanzie messe sul tavolo, soprattutto nei territori più fragili. Quello che i sindacati reputano fondamentale è salvaguardare i posti di lavoro, evitare trasferimenti forzati e mantenere organici congelati nei negozi destinati alla cessione, almeno fino al passaggio definitivo. Perché se la “Coop sei tu”, loro sono persone, non pedine da spostare a piacimento o addirittura da buttare via perché diventate improvvisamente “di troppo”.
Il punto vendita Coop di Pomezia: lavoratori in allarme
Il punto vendita Coop di Pomezia è uno di quelli finiti nel perimetro delle operazioni di cessione. Un negozio che serve un bacino ampio, con clienti fedeli diventati non solo facce note, ma persino amiche, e che rappresenta una fonte di reddito stabile per decine di famiglie. Qui la preoccupazione è doppia: da un lato il futuro occupazionale, dall’altro l’assenza, al momento, di certezze sugli acquirenti e sulle reali condizioni del passaggio. I sindacati hanno chiesto con forza che i negozi destinati alla cessione restino aperti fino alla conclusione delle trattative e che gli organici vengano cristallizzati, evitando trasferimenti o svuotamenti progressivi che renderebbero il punto vendita meno appetibile e i lavoratori più deboli.
Per i sindacati le cessioni vengono considerate una scelta sbagliata, ma, una volta preso atto della determinazione aziendale, la priorità assoluta diventa la tutela dell’occupazione. E quindi chiedono impegni vincolanti sul mantenimento dei posti di lavoro, trasparenza totale sugli acquirenti e garanzie sulla tenuta futura della rete vendite, soprattutto in territori come Pomezia, dove le alternative occupazionali non abbondano di certo.
Il tavolo è stato aggiornato al 12 febbraio 2026, ma il clima resta teso. Nel frattempo, nei punti vendita coinvolti nelle cessioni l’attesa continua. E con l’incertezza. Che futuro avranno lavoratrici e lavoratori dopo le cessioni?