Unimpresa lancia l’allarme: il 13% delle famiglie non ha i soldi per le necessità primarie

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La ripresa economica registrata nel 2022 non ha migliorato la condizione economica degli italiani. L’area di disagio sociale è leggermente cresciuta e le persone a rischio povertà sono 8,2 milioni, in aumento di circa 10mila unità rispetto all’anno precedente. Si tratta di una variazione dello 0,12% di lavoratori sottopagati o precari e di soggetti disoccupati, con i primi arrivati a 6,5 milioni, in crescita di 12mila unità, e i secondi attestati a 1,9 milioni, in diminuzione di circa 2mila unità. È quanto emerge da un rapporto del Centro studi di Unimpresa. Secondo il quale la crescita più rilevante, nell’ambito dei lavoratori sottopagati è fra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato a tempo parziale involontario, espediente contrattuale che spesso nasconde una fetta della retribuzione in nero.

La sfida del governo ora è invertire la tendenza della povertà

“La vera sfida del governo sta nell’arrivare a fine anno con questo numero, quello dell’area di disagio sociale, più contenuto rispetto all’attuale 8,2 milioni. Ci accontenteremo di una riduzione lieve, ma che darebbe comunque l’idea di una traiettoria nuova, di un cambio di passo verso un orizzonte diverso. È un obiettivo ambizioso, ma a nostro avviso raggiungibile. Si tratta di creare le condizioni affinché le imprese possano crescere, investire e creare nuova occupazione. La ricetta è semplice: meno burocrazia e meno tasse, con una quota consistente di incentivi per chi crea nuova, stabile occupazione”. Così commenta il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi. L’aumento del costo della vita avvenuto nell’ultimo anno a causa dell’impennata dei prezzi di beni e servizi sta mettendo a dura prova le finanze delle famiglie italiane.

E il 43% delle famiglie ritiene il proprio reddito appena sufficiente

Il 13% delle famiglie italiane ritiene il proprio reddito insufficiente a far fronte alle necessità primarie. Vale a dire alle spese irrinunciabili come i generi alimentari, oppure le spese legate alla casa come l’affitto, il mutuo, le bollette. A questo gruppo di famiglie, che potremmo definire compromesse, si aggiunge un altro contingente numeroso (il 43% delle famiglie intervistate) che valuta la propria condizione reddituale appena sufficiente a far fronte a tali spese. In una sorta di equilibrio precario che potrebbe essere messo a rischio da un evento imprevisto anche di modesta portata. È quanto emerge dall’Osservatorio “Sguardi Famigliari” di Nomisma. Negli ultimi mesi il principale motivo di percezione dell’inadeguatezza delle risorse economiche a disposizione delle famiglie è rappresentato dall’elevato costo della vita.

Anche una piccola spesa imprevista può costituire un problema

Ben il 78% delle famiglie si dichiara insoddisfatto della propria condizione reddituale, molto più delle difficoltà lavorative (10%). Secondo Nomisma, un’eventuale spesa imprevista, anche di piccola entità, potrebbe quindi diventare un serio problema da affrontare per il 22% delle famiglie totali. Percentuale che sale al 30% tra le persone sole non anziane, al 31% per i genitori soli con figli, e al 41% per le famiglie in affitto. A parte la famiglia di origine, i servizi sociali sono la principale rete di supporto. Vi si rivolgerebbe, stando a quanto emerge, il 27% di quelle in situazione di incertezza, ma oltre alle sovvenzioni economiche (il 12% ne ha fatto richiesta negli ultimi 5 anni), i servizi più richiesti sono quelli legati all’assistenza domiciliare, sia quella esclusivamente sociale (per il 5% delle famiglie totali), sia quella integrata con i servizi sanitari (7%).

L’inflazione colpisce di più le famiglie povere

Sono tre gli elementi, si legge nell’indagine, che porteranno a questa situazione. Le modifiche del funzionamento del Reddito di cittadinanza lasciano il 38,5% dei nuclei familiari oggi sostenuti da tale misura senza nessuna copertura entro giugno 2023. Poi l’impatto dell’inflazione che è più forte per le famiglie più povere e quindi introduce ulteriori elementi che mettono in discussione equilibri già precari. Infine, l’aumento dei tassi bancari appesantisce notevolmente le famiglie che hanno fatto ricorso al credito. “Le famiglie italiane – scrive Nomisma – sollecitano con forza i decisori politici a ripensare l’approccio alla progettazione, alla gestione e al finanziamento dei Servizi e delle Politiche. E’ sempre più evidente come la somma dei singoli interventi non costruisce una politica. Le famiglie hanno sempre più bisogno di Politiche”.