Adesso l’uomo nero è una donna e si chiama Giorgia Meloni

Uomo nero

L‘uomo nero è una donna. Non è uno scherzo della fluidità di questi tempi, ma il marchio che da sinistra vogliono affibbiare a Giorgia Meloni. Dalla politica e dai media sono pronti.

Il successo di Fdi alle amministrative ha spostato la Meloni nel mirino dove prima c’era Salvini e prima ancora Berlusconi. La storia si ripete.  

Giorni fa era stato il vicesegretario del Pd Provenzano a lanciare la parola d’ordine per spaventare gli elettori: “La Meloni rappresenta destra estrema, inadatta a governare, attraversata da sentimenti xenofobi e reazionari”. Parole da tribunale.

Ieri si è aggiunto, a benedire la crociata, Enrico Letta. Il sigillo dell’uomo nero è presto impresso. Alla domanda sulla premiership tra destra e sinistra, il segretario del Pd ha tirato fuori i denti da piazzare sul collo dell’avversario e ha sibilato: “Lo schieramento che vince avrà la maggioranza e deciderà, certo. Poi sento tanto parlare del percorso moderato di Giorgia Meloni. Ma ho visto il video del suo sostegno al candidato di estrema destra in Andalusia. Guardatelo: è da brividi”.

Sembra il direttore di Fanpage più che il leader di un cosiddetto partito democratico. E c’era pure chi accreditava una stagione di correttezza tra i due. Letta bolla come estremista la Meloni. È la nuova storia ad uso e consumo del Pd.

Alla leader di Fdi non mancano le risposte da saper dare. Ma le più importanti saranno quelle che riuscirà a far pronunciare dai suoi alleati, da Salvini a Berlusconi.

Nel post-voto ciascuno dei tre leader principali del centrodestra, registra di essere determinante per le vittorie nel territorio. È vero e senza dimenticare la quarta gamba centrista quando si è riusciti ad averla con sé.

Per ottenere una coalizione salda e dimostrare di avere gli attributi per guidarla, dovrà pretendere e offrire rispetto reciproco.

In campagna elettorale le hanno gettato tra i piedi le radici missine di un giovane valente come Daniele Sinibaldi, neosindaco di Rieti, e quelle di Pierluigi Biondi, confermato sindaco dell’Aquila. Entrambi hanno meritato la solidarietà dei loro alleati, “centristi” inclusi.

Le scaglieranno contro la magistratura, come hanno fatto con un candidato davvero scarso nella lista di Palermo. Sarà il centrodestra a dover fare fronte comune. Perché per l’Italia il pericolo è quello rosso.

Giorgia Meloni sia capace di costruire solidarietà attorno a sé. Le critiche non sono mai lesa maestà.

 

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