Usura “in famiglia” a Frascati, arrestato imprenditore: prestiti al 20% al mese e minacce alle vittime, indagate anche moglie e figlie
Usura in famiglia a Frascati: c’era il capofamiglia, un imprenditore, titolare di un noto distributore di carburanti, ma anche la moglie e le sue due figlie, che lo aiutavano negli “affari”. E non solo quelli leciti, legati alla vendita di benzina e diesel, ma pure in quelli illeciti, scoperti dalla Guardia di Finanza. E proprio i finanzieri del Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri su coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno arrestato, ai domiciliari, un uomo, con l’accusa di usura aggravata.
I i tassi di interesse che chiedeva non erano di certo bassi: il 20% al mese. E guai a non pagare. L’uomo paventava parentele con famiglie camorristiche non meglio identificate, puntando sulla paura delle vittime e minacciandole di “chissà cosa” in caso di mancato pagamento. E loro erano costrette a pagare, anche se quel debito non calava mai.
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Usura a Frascati, ai domiciliari il titolare di un distributore di carburanti
L’inchiesta dei finanzieri del Gruppo di Frascati è partita da alcune anomalie finanziarie emerse nel corso di ordinari controlli di polizia economico-finanziaria. Gli approfondimenti bancari, le intercettazioni e i servizi di osservazione sul territorio hanno consentito agli investigatori di ricostruire quello che ritengono un articolato sistema di prestiti usurari riconducibile a un imprenditore operante nel settore della vendita al dettaglio di carburanti e prodotti per il riscaldamento domestico.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo non avrebbe agito da solo. Gli investigatori hanno infatti delineato anche il coinvolgimento della moglie e delle due figlie, ritenute concorrenti nei reati contestati.
Prestiti con interessi del 20% al mese
Chi chiedeva un prestito – operai, casalinghe, impiegati – si ritrovava in una spirale senza uscita. L’imprenditore avrebbe concesso denaro applicando interessi superiori al 20% al mese sul capitale prestato.
Per essere sicuro che le sue vittime pagassero, l’imprenditore avrebbe falsamente vantato legami con ambienti della criminalità organizzata, facendo riferimento a presunte famiglie camorristiche per convincere le vittime che opporsi o ritardare i pagamenti avrebbe potuto avere gravi conseguenze. Le verifiche svolte dai militari hanno però escluso qualsiasi reale collegamento tra l’indagato e le organizzazioni criminali richiamate. Il riferimento alla camorra sarebbe stato utilizzato esclusivamente come strumento di pressione psicologica per rendere più efficace la riscossione del denaro. La moglie e le due figlie avrebbero concorso, a vario titolo, nella gestione dell’attività illecita, collaborando con il capofamiglia nelle operazioni legate alla riscossione e alla gestione dei prestiti.
Alla luce del quadro indiziario raccolto, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri ha disposto nei confronti dell’imprenditore la misura degli arresti domiciliari. La posizione della moglie e delle figlie è al vaglio dell’Autorità giudiziaria.