Venti magistrati raccontano la vita dei loro colleghi assassinati: lunedì presentazione del libro

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Una prestigiosa tribuna di autorità e di magistrati interverrà lunedì 28 febbraio, dalle 15.30 alle 19, presso il Centro Studi Americani di Roma. Si presenterà l’edizione in lingua inglese del libro “Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati”, curato da Stefano Amore. Nel libro 20 magistrati raccontano le vicende umane e professionali dei loro 28 colleghi assassinati, magistrati che hanno sacrificato la propria vita per dare un futuro al nostro Paese. Ma di cui, soprattutto i più giovani, ignorano, in molti casi, anche i nomi. Saranno presenti tra gli altri: Giulio Prosperetti, giudice della Corte costituzionale; Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna; Daniele Leodori, vice présidente della regione Lazio; Benedetto della Vedova, segretario di Stato agli affari esteri e alla cooperazione internazionale.

Storie di sacrifici umani e professionali

Poi Stefano Amore, magistrato; Francesco Lo Voi, procuratore della Repubblica di Roma; Isabella Giannola, prefetto e figlia di Antonino Giannola, presidente del tribunale di Nicosia, ucciso il 26 gennaio 1960. “Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni. E questo è il fondamento della moralità umana. In qualsiasi sfera dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza. Ossia la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care”. Queste parole, tratte da “Profiles in Courage”, il libro con cui John Fitzgerald Kennedy vinse nel 1957 il Premio Pulitzer, hanno ispirato il titolo e i contenuti del volume.

Ritratti del coraggio: i 28 magistrati uccisi

Un titolo scelto non a caso per ricordare i magistrati italiani assassinati. Perché la moralità, non certo l’ambizione o lo sfrenato carrierismo, e il coraggio di seguire la propria coscienza sono le doti indispensabili, secondo gli autori del libro, per chi vuole servire la propria Comunità e le Istituzioni. Secondo l’analisi del testo curato da Amore, uno stereotipo culturale, ancora molto diffuso, fa dell’Italia la nazione della mafia e dell’illegalità. Si tratta di una opinione che offende gravemente il nostro Paese che, invece, ha combattuto e combatte una vera e propria guerra contro le organizzazioni criminali. Le vittime della ferocia della mafia e del terrorismo sono state moltissime in Italia. Non solo magistrati. Anche Carabinieri, poliziotti, giornalisti: non c’è categoria che non abbia avuto i propri martiri.