Villa romana a Pietralata: lo stadio della Roma rischia lo stop? La Soprintendenza segnala “Criticità”

Roma, il rendering di come sarà il nuovo stadio della Roma a Pietralata, fonte as Roma

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Il nuovo Stadio della Roma a Pietralata, annunciato come uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni per la riqualificazione di un quadrante strategico della Capitale, si trova davanti a un ostacolo che a Roma non è mai davvero un’eccezione: l’archeologia. Un documento della Soprintendenza chiede infatti di completare le indagini sul terreno prima di procedere con le opere. Il motivo è chiaro: l’area è considerata ad alto rischio archeologico e potrebbe conservare strutture di notevole interesse, tra cui una villa romana già intercettata durante i primi lavori. La notizia è stata riportata dal quotidiana Open e riprese da varie altre testate.

Le quattro criticità messe nero su bianco

Il documento segnala almeno quattro punti che, di fatto, imporrebbero una fase di approfondimento prima di qualunque accelerazione operativa. In primo luogo, la Soprintendenza attende la comunicazione sulla ripresa degli scavi, interrotti a giugno. In secondo luogo, ricorda che già nel 2024 erano state chieste modifiche al progetto per evitare “interferenze dirette” tra le nuove opere e i resti antichi: richieste che, secondo le osservazioni, non sarebbero state recepite. Terzo elemento: la villa individuata dovrà essere riportata alla luce e studiata in modo completo. Quarto: anche le gallerie emerse in precedenza richiedono verifiche e documentazione.

La rampa “sopra la villa” e l’ombra delle interferenze

Il passaggio più sensibile riguarda la localizzazione delle opere previste in relazione ai reperti. In corrispondenza dell’area della villa, infatti, sarebbe prevista la realizzazione di una grande rampa con importanti opere di fondazione. Tradotto: non si tratta di un intervento leggero o reversibile, ma di una struttura che implica scavi profondi, consolidamenti e carichi. E in un contesto archeologico delicato, ogni intervento va calibrato con precisione millimetrica. È qui che la tutela diventa un tema tecnico, non ideologico: prima si deve sapere esattamente cosa c’è nel sottosuolo, poi si decide come costruire senza distruggere.

Scavi anche tra villa e cisterna: area “ad alto rischio”

Non c’è solo la villa. Un altro punto centrale riguarda l’area compresa tra la villa e una cisterna, che – secondo le prescrizioni – dovrà essere scavata proprio perché ritenuta ad elevato potenziale. Questo significa che le indagini potrebbero estendersi, e non limitarsi a una “zona puntuale”. È un passaggio che pesa sul calendario: se i saggi archeologici restano confinati, l’impatto può essere contenuto; se invece emergono strutture più ampie o articolate, il progetto potrebbe richiedere adattamenti. È anche uno dei temi su cui insistono i comitati contrari all’opera, che chiedono verifiche rigorose e trasparenza sulle prescrizioni.

Il Comune chiamato a vigilare: le prescrizioni non sono un dettaglio

La vicenda si intreccia con un passaggio amministrativo decisivo: la delibera di pubblico interesse che ha inquadrato lo stadio come opera strategica. Quel riconoscimento, però, non equivale a un “via libera” incondizionato. Al contrario: contiene prescrizioni tecniche e procedurali che vanno rispettate e che il Comune è tenuto a monitorare. In sostanza, la partita si gioca su due piani paralleli: quello dell’investimento e della trasformazione urbana, e quello della conformità alle condizioni stabilite dagli enti di tutela. Se uno dei due salta, l’intero percorso si espone a rallentamenti, contestazioni e possibili revisioni.

La posizione della Roma: “nessuna interferenza, scavi in ripartenza”

L’AS Roma, nel frattempo, ha già risposto sostenendo che non esisterebbero interferenze dirette tra il progetto e i reperti, che gli scavi riprenderanno a breve e che tutte le prescrizioni saranno rispettate. È una presa di posizione che mira a rassicurare tifosi e istituzioni: l’archeologia non viene vista come un ostacolo insormontabile, ma come una fase gestibile e compatibile con l’opera. Il punto, però, resta legato agli esiti delle indagini: in un’area ad alto potenziale, sono proprio i ritrovamenti a determinare la portata delle correzioni necessarie.

Perché il caso riguarda tutti, anche chi non tifa

Il caso Pietralata va ben oltre la passione calcistica. È un test sulla capacità di Roma di fare grandi opere senza tradire la propria storia, e senza trasformare la tutela in un pretesto per bloccare tutto. Da un lato c’è un’infrastruttura che può portare servizi, trasporti e una nuova centralità urbana; dall’altro c’è un patrimonio archeologico che, se valorizzato, può diventare parte dell’identità del progetto, anziché un intralcio. La domanda vera, quindi, non è se lo stadio “si farà” o no: è se si farà bene, con tempi credibili, con regole rispettate e con una visione in grado di tenere insieme futuro e memoria.