Fateci vivere, riaprite quei ristoranti, chiede Salvini a Draghi

Salvini ristoranti

Quando Matteo Salvini ha detto di aver proposto a Mario Draghi di farci tornare a vivere, in tanti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, sperando finalmente di poter trovare ristoranti aperti la sera.

Perché non se ne può più con le restrizioni. Intervallate dalle illusioni. Come è accaduto venerdì in un’altalena insostenibile di notizie contraddittorie.

I ristoranti citati da Salvini simbolo della crisi

Governatelo seriamente, questo paese, che è giunta l’ora dopo troppe sofferenze. Hanno sofferto i cittadini, i titolari delle attività sigillate causa pandemia e ristorate male, i dipendenti finiti in cassa integrazione.

Proprio i ristoranti sono stati il simbolo principale della crisi, accanto ai bar, alle palestre, ai cinema, ai teatri, ci è stato impedito di vivere.

L’altro giorno ci eravamo illusi, quando avevamo letto ristoranti aperti a cena in zona gialla e a pranzo in zona arancione. Niente, dobbiamo aspettare ancora.

Ormai è da tempo che si parla di una possibilità di questo genere, ci sono persino documenti ufficiali che ne parlano negando finalmente il rischio di trasmissione del virus o ridimensionandolo assai, ma ogni volta arriva la doccia gelata.

Che cosa è che non va nelle misure di sanificazione imposte a tutti i locali? Oppure è la carenza di controlli a suggerire di chiudere chi segue le norme e chi le elude, senza fare distinzioni? Il che aumenta il senso di ingiustizia enorme che avverte il nostro popolo.

E ora vedremo quali saranno le intenzioni di Draghi

Ieri Salvini ha riproposto la questione ristoranti e non solo) al presidente del consiglio incaricato. Ovviamente nessuno ancora sa come si muoverà Draghi, ad esempio sul vecchio impianto normativo dei Dpcm o attraverso misure chiare da far approvare in Parlamento con decreti legge. Certo è che chi lo conosce non lo trova insensibile al tema della ripresa delle attività produttive.

Magari chiederà – se Dio vuole – al Cts di dare suggerimenti che possa trovare accoglienza, e non chimere destinate a perpetuare la crisi economica che colpisce le categorie più esposte.

A mani giunte, speriamo in una nuova era sul fronte dei servizi ai cittadini.