“Viva Babbo Natale!”: quella volta che il FdG lanciò la “lotta natalizia”, azione futurista e nonsense

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Cito per nomignolo un caro amico scomparso da qualche anno. Gli altri personaggi che non nomino, si riconosceranno in questo breve racconto da Natale. Anticipo i detrattori: sì, fu veramente stupido, ma fu molto divertente e poi… non sono mai riuscito a essere serio neanche adesso alla vecchiaia, figuriamoci da giovane. Era di questi giorni, uno, forse due giorni prima della chiusura delle scuole per le vacanze scolastiche di Natale. A causa di un blocco del traffico, pressati nella mia Fiat 500 io e il compianto presidente del CC “Yoghi” (eravamo entrambi piuttosto corpulenti), decidemmo di tagliare dal “villaggio cronisti”, giù per  via Azzarita /via Panattoni, fino all’Acqua Traversa.

Il “cimitero delle bambole” di via dell’Acqua Traversa

Su quella strada, poco distante dalla caserma, qualcuno ricorderà che una casetta semi diroccata dall’aria dimessa, ai tempi, faceva strana e inquietante mostra di sé. Era il famoso “cimitero delle bambole”. Circa cento metri di vecchie bambole legate col fil di ferro, una dietro l’altra, cartelli con strani dipinti e poesie, sulla recinzione del parco dell’Insugherata. Una storia di Roma nord con diverse interpretazioni anche di fantasia sui personaggi. Fino ai racconti soprannaturali e messe nere. Comunque, vuoi per il periodo natalizio, vuoi il nome della via: Panattoni, per assonanza, vuoi la raccapricciante mostra delle vecchie bambole, fummo folgorati da un’idea.

Un piano nato nella sede del FdG di via Sommacampagna

Così prendemmo la decisione di fare in nome del CC (cazzeggio continuo, un gruppo autonomo e mal tollerato all’interno del Fronte della Gioventù) qualche cosa di eclatante e veramente stupido, sensa senso, almeno per i valori attuali. Noi, goliardi d’altri tempi decidemmo di attuare una qualche bravata. La decisione fu immediata e ci venne guardando i bambini di una scuola elementare che era su via dell’Acqua Traversa (uso l’imperfetto perché a distanza di tanti anni ho guardato su Google maps per ricordare bene i luoghi, ma non l’ho trovata). Quindi, già pochi minuti dopo, arrivati su Corso Francia, avevamo già deciso lo stato temporaneo di agitazione: era nata la “lotta natalizia”. La prima manifestazione l’avremmo dovuta attuare subito, prima della chiusura festiva.

Occupata la scuola portammo i bambini in corteo

Il piano, decidemmo di realizzarlo più tardi giunti nella sede di via Sommacampagna, nello stanzino buio, nei pressi dell’ingresso, nostra rispettata sezione. I Gruppi Operativi, nostri vicini, nel sotterraneo del salone, erano forse onorati e infastiditi dalla nostra ingombrante presenza. Comunque subito dopo la riunione, decidemmo per l’occupazione della scuola elementare in orario di lezione. Sarebbe stato fantastico anche indossare i grembiuli col fiocco, ma non esistevano della nostra misura. Il giorno dopo entrammo a scuola e alle insegnanti stupite spiegammo il nostro intento che era quello di ristabilire in tempi di troppo pragmatismo il nome e la funzione di Babbo Natale. Tra il disorientamento del corpo docente e l’ilarita giocosa dei bambini, decidemmo in pochi minuti di passare dall’occupazione a un corteo non autorizzato.

Il commissariato ebbe pietà per quei goliardi

Ci dirigemmo tutti insieme, noi eravamo una decina, dalla scuola alla Standa di Corso Francia, passando da Giochi Delfici, via Nemea ecc. Incolonnammo quindi i festanti ragazzini tutti per mano, al grido di “viva Babbo Natale!” Ma evidentemente non fummo ben compresi, nemmeno l’alto valore della lotta perché poco dopo, tra lo sconcerto, a questo punto offeso dei bimbetti, ci trovammo per molte ore a spiegare le nostre alte motivazioni al commissariato Ponte Milvio. Per fortuna poi non procedettero, considerando forse l’azione come una stupida goliardata. Era il 1972. Certo, oggi non adrebbe così liscia…