Volo Roma-Seattle, emergenza a un motore: Boeing 787 scarica il carburante nell’Atlantico e torna a Fiumicino

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Momenti di paura a bordo del volo Roma-Seattle, costretto a tornare a Fiumicino dopo aver scaricato il carburante. Il Boeing 787-9 Dreamliner di Alaska Airlines, decollato nel pomeriggio di ieri per gli Stati Uniti, è stato costretto a invertire la rotta quando si trovava ormai sopra il Regno Unito, dopo che l’equipaggio ha rilevato vibrazioni anomale a uno dei motori.

Prima del rientro, il comandante ha eseguito una procedura prevista per i voli intercontinentali: lo scarico di parte del carburante in mare, indispensabile per riportare l’aereo entro il peso massimo consentito per l’atterraggio. Dopo quasi cinque ore di volo, il velivolo è rientrato senza conseguenze nello scalo romano.

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L’emergenza durante il volo Roma-Seattle

Il volo AS181 di Alaska Airlines era decollato da Fiumicino alle 16.22 di domenica 19 luglio con centinaia di passeggeri a bordo e aveva intrapreso regolarmente la traversata dell’Atlantico. Dopo aver sorvolato l’Italia, la Francia e parte del Canale della Manica, il Dreamliner aveva già raggiunto la quota di crociera quando sono emerse alcune vibrazioni anomale a uno dei propulsori. Una situazione che ha spinto i piloti a interrompere immediatamente il viaggio. I dati di tracciamento mostrano chiaramente il momento in cui il velivolo cambia direzione sopra il sud-est dell’Inghilterra, iniziando il rientro verso Roma.

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Codice 7700 e scarico del carburante: cosa è successo

Durante il rientro l’equipaggio ha trasmesso il codice di emergenza 7700, il segnale internazionale che informa i controllori di volo della presenza di una situazione critica a bordo. Contemporaneamente il Boeing ha effettuato la procedura di fuel dumping, ovvero lo scarico controllato del carburante sull’oceano. Una scelta tutt’altro che eccezionale nei voli a lungo raggio. Gli aerei intercontinentali decollano infatti con enormi quantità di combustibile e, se devono rientrare dopo poche ore, risultano troppo pesanti per un atterraggio in sicurezza. Alleggerire il velivolo permette di ridurre lo stress strutturale sull’aereo durante la fase di atterraggio.

Dopo aver completato tutte le procedure previste, il Boeing ha proseguito verso Roma Fiumicino, dove è atterrato alle 21.15 sulla pista 16R. L’atterraggio è avvenuto senza ulteriori criticità. Il velivolo è stato quindi accompagnato in una piazzola remota, dove i tecnici hanno avviato le verifiche sul motore per accertare l’origine delle vibrazioni che hanno costretto l’equipaggio a rinunciare alla traversata atlantica.

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Perché il comandante ha scelto di tornare a Roma

In situazioni come questa, la priorità è garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggio. Sebbene lungo la rotta fossero disponibili altri grandi aeroporti europei, tra cui alcuni nel Regno Unito e in Francia, il comandante ha optato per il rientro a Fiumicino, aeroporto di partenza e scalo in grado di garantire tutta l’assistenza tecnica necessaria per un Boeing 787 Dreamliner.

La scelta ha consentito alla compagnia di effettuare rapidamente gli accertamenti sull’aeromobile e di organizzare la riprotezione dei passeggeri diretti a Seattle.

Nessun ferito, ma tanta paura a bordo

L’emergenza si è conclusa senza feriti e senza conseguenze per le persone a bordo. Resta però la tensione vissuta dai passeggeri durante il lungo rientro verso Roma, con l’aereo che ha invertito improvvisamente la rotta e ha dichiarato emergenza ai controllori di volo. Le vibrazioni a un motore, pur non significando necessariamente un guasto grave, vengono trattate con il massimo livello di attenzione. L’aviazione civile prevede infatti procedure rigidissime: al minimo dubbio sulla sicurezza del volo, gli equipaggi privilegiano sempre la soluzione più prudente.

Il Dreamliner resterà ora fermo per le verifiche tecniche, mentre saranno gli accertamenti degli specialisti a stabilire con precisione cosa abbia provocato l’anomalia che ha interrotto il collegamento tra Roma e Seattle.