Zanzare a Roma, stop alle disinfestazioni “a pioggia”: ecco cosa impone davvero ai condomini l’ordinanza del Comune
A Roma la prevenzione contro le zanzare non è vietata. Ma non può essere fatta a caso. È questo il cuore dell’ordinanza comunale n. 57 del 21 aprile 2026, con cui il Campidoglio ha fissato le regole per contrastare zanzara tigre, zanzara comune e insetti vettori di malattie. Il messaggio è netto: prevenire sì, ma colpendo i luoghi dove le zanzare nascono.
Non basta spruzzare nei giardini
La classica disinfestazione “a pioggia”, fatta magari una volta al mese nei cortili condominiali, non è la strada indicata dal Comune. Roma chiede prima di tutto interventi contro le larve. Tradotto: non bisogna aspettare che le zanzare invadano balconi, giardini e aree comuni. Bisogna intervenire prima, nei punti dove l’acqua ristagna e dove gli insetti si riproducono.
Cosa devono fare i condomìni
Nei condomìni il lavoro vero riguarda tombini, caditoie, griglie di scarico, pozzetti, cortili, rampe dei garage, scantinati, parcheggi interrati e giardini. Sono questi i luoghi da controllare, pulire e trattare. Se lì resta acqua ferma, lì possono svilupparsi le larve. Ed è lì che vanno usati prodotti larvicidi, cioè sostanze che impediscono alle larve di diventare zanzare adulte.
Il nodo degli adulticidi
Diverso è il discorso per i trattamenti contro le zanzare già adulte. Quelli non possono essere usati come scorciatoia preventiva o come routine automatica “a calendario”. L’ordinanza li ammette solo in presenza di una infestazione reale e manifesta, dopo gli interventi larvicidi, con ditta abilitata, sopralluogo tecnico, comunicazione preventiva al Comune e cartelli informativi per i residenti.
Il danno ambientale delle irrorazioni inutili
Il punto più delicato è ambientale. I trattamenti adulticidi fatti a calendario, cioè programmati in automatico anche quando le zanzare non ci sono o non c’è una reale infestazione, non colpiscono solo le zanzare. Vanno ad colpire anche insetti utili o innocui: impollinatori, coccinelle, grilli, cicale, farfalle, libellule. In pratica si avvelena un cortile per risolvere un problema che magari non esiste ancora.
Veleni su animali, persone e orti
Non è solo una questione di insetti. Gli adulticidi dispersi nell’aria finiscono inevitabilmente anche su giochi dei bambini, panni stesi, balconi, orti condominiali, frutta, verdura, ciotole degli animali domestici e superfici che le persone toccano ogni giorno. Per questo l’ordinanza frena le irrorazioni preventive: non sono manutenzione, sono immissione di sostanze tossiche nell’ambiente urbano.
Il confine penale
C’è poi un tema ancora più pesante: il danno ambientale. Il Codice penale punisce l’inquinamento ambientale quando una condotta abusiva provoca una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di aria, acqua, suolo, ecosistemi, biodiversità, flora o fauna. Non ogni disinfestazione sbagliata diventa automaticamente reato. Ma irrorazioni inutili, ripetute e dannose non sono più solo una leggerezza amministrativa.
Il senso dell’ordinanza
Il punto è semplice: Roma non dice ai condomìni di non fare prevenzione. Dice che la prevenzione si fa in un solo modo serio: eliminando i focolai e trattando i ristagni d’acqua. Il Comune, di fatto, prova a fermare l’uso indiscriminato degli insetticidi nell’aria e sposta la battaglia dove serve davvero: nei tombini, nei pozzetti e in tutti quei piccoli accumuli d’acqua che trasformano i cortili in incubatori di zanzare.
Prevenire non significa nebulizzare
La scelta amministrativa è chiara: meno interventi spettacolari, più manutenzione concreta. Non è la nuvola di prodotto spruzzata nel giardino a rappresentare la prevenzione richiesta dal Campidoglio. La vera prevenzione è più silenziosa ma più incisiva: controllare, pulire, svuotare, trattare. Prima si combattono le larve. Solo se l’infestazione esplode si passa agli interventi contro le zanzare adulte.