Zona 30 di Roma nel caos: ricorso, multe e due mozioni infiammano il Campidoglio, lo scontro arriva in aula
Ricorso, multe, autovelox e due mozioni opposte in Aula Giulio Cesare. La Zona 30 voluta dalla giunta Gualtieri per il centro storico di Roma non è più solo una misura sulla viabilità: è diventata un caso politico che divide, agita categorie e residenti e ora finisce sotto la lente dei giudici e del Consiglio Capitolino. Sullo sfondo c’è una città già piegata da mezzi pubblici inadeguati per una capitale europea, dai cantieri infiniti del Giubileo che soffocano la circolazione e da un caos crescente legato anche ai monopattini, percepiti da molti come un altro tassello di un disordine urbano che il Campidoglio non riesce a governare. Ma procediamo per gradi.
La Zona 30 non è più un limite: è un caso politico
La Zona 30 istituita nella ZTL Centro Storico, avviata a gennaio e entrata da inizio marzo nella fase delle multe a raffica con taqnto di autovelox, ha smesso di essere una misura tecnica. È diventata una bandiera politica ‘green’. Il punto di rottura non è stato l’annuncio. È stata proprio la partenza dei controlli. Finché la Zona 30 restava sulla carta, il dibattito era confinato alla politica e agli addetti ai lavori. Quando sono entrate in scena le sanzioni coi vigili in strada, di notte, per pizzicare i cittadini a più di 30 km/h, la misura ha smesso di essere astratta. È diventata quotidianità. E quindi fastidio, polemica, malcontento.
Il ricorso che porta lo scontro fuori dal Campidoglio
Il ricorso contro la Zona 30 presentato la scorsa settimana ha cambiato il clima. Perché sposta il caso dal terreno della propaganda politica a quello del conflitto giudiziario aperto. A promuoverlo sono associazioni, comitati, tassisti e cittadini che leggono la misura come un colpo all’accessibilità del centro e alle attività che dal centro dipendono.
Il punto politicamente più forte delle contestazioni è questo: la giunta Gualtieri viene accusata di avere costruito una misura che parla il linguaggio della sicurezza, ma che viene vissuta da molti come una stretta solo ideologica, in una città che procede a passo da lumaca, oltreché un modo per fare cassa.
Bologna come avvertimento
Sullo sfondo del ricorso pesa il precedente di Bologna. Non serve entrare nella selva giuridica per capire perché quel caso faccia così rumore anche a Roma. Il messaggio politico che è passato è chiaro: i 30 all’ora generalizzati in una ZTL davvero molto grande possono trasformarsi in un boomerang, davanrti ai giudici, se non reggeranno sul piano della motivazione e della proporzione.
È questo il punto che ha dato ossigeno al fronte romano del no Zona 30 in ZTL. Non tanto l’idea di contestare le Zone 30 in sé. Quanto la possibilità di colpire il modello della loro estensione indistinta. In altre parole: nessuno nega che in alcune aree sensibili rallentare sia sensato. Ma quando il principio viene allargato in blocco all’intero e vasto cuore della città, allora il rischio è che la misura venga letta come una scelta identitaria prima ancora che amministrativa.
Le due mozioni che fotografano la contraddizione
Il vero nodo politico, però, arriverà in Aula Giulio Cesare giovedì prossimo 19 marzo, nel corso del prossimo consiglio comunale. Ed è un nodo tutto politico. Perché sul tavolo compaiono due mozioni che, messe una accanto all’altra, raccontano la contraddizione perfetta di questo momento romano.
La prima della maggioranza che chiede di avviare l’iter per – addirittura – allargare la Zona 30 in aree circoscritte e sensibili, proposta dai consiglieri: Battaglia, Stampete, Ferraro e Luparelli. Le vie indicate sono: via Latina, che costeggia il Parco della Caffarella, e via del Calice in zona Capannelle. La seconda, invece, dell’opposizione, chiede di sospendere, per il momento, la Zona 30 nella ZTL Centro Storico, con lo scopo di rivederla per bene, ed è stata promossa dalla consigliera di opposizione Mussolini.
Ed è proprio qui che il caso si fa politicamente interessante. Perché il punto non diventa più essere favorevoli o contrari ai 30 all’ora. Il punto diventa un altro: dove hanno senso e dove no tali pesanti restrizioni? Dove sono una misura di protezione reale della sicurezza urbana ? E dove rischiano di trasformarsi solo in una prova di forza politico-ideologica?
Il voto che può aprire una crepa
Il voto sulle mozioni sarà quindi molto più di un passaggio formale. Sarà un test di tenuta politica della maggioranza di Gualtieri. Dirà se il Consiglio Capitolino vuole blindare la linea di Gualtieri oppure segnalare che una correzione è necessaria. Dirà se la maggioranza intende tirare dritto o se dentro il Campidoglio comincia a emergere il timore che il progetto, così com’è, possa costare troppo.
E a quel punto non basteranno i cartelli, gli autovelox o le buone intenzioni. Perché a Roma, quando i cittadini sentono l’odore di una misura imposta solo per fare cassa, si smette di discutere solo del provvedimento. E si comincia a parlare e criticare chi governa.