15 Bagni del Giubileo, Roma li tiene aperti in ‘proroga tecnica’ per 6 mesi: Costo? 612mila € (dei romani)
Roma sceglie la strada più ‘semplice’ ma più onerosa per i cittadini per evitare un problema immediato: tenere aperti i 15 bagni pubblici nati per i pellegrini del Giubileo 2025 anche dopo la scadenza del servizio, usando una proroga tecnica di circa sei mesi. Il costo è di 612.032,61 euro, IVA inclusa, coperti con fondi ordinari del Comune. In pratica: soldi del bilancio comunale, quindi risorse che arrivano dalle tasse pagate dai cittadini.
Quanti bagni: 15 oggi, 17 nel quadro del Giubileo
La decisione del Comune di Roma riguarda la gestione dei bagni pubblici in muratura sul territorio. L’autorizzazione alla proroga (la numero 343) porta la data del 26 febbraio (la inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo).
Parla di 15 strutture, ma ricostruisce anche il passaggio legato al Giubileo, quando il piano di accoglienza e riqualificazione avrebbe portato la rete complessiva da 15 a 17 bagni. Significa che la città ha promesso di aumentare l’offerta di servizi essenziali, ma intanto deve fare i conti con tempi amministrativi che non sempre evidentemente seguono il passo delle necessità.
Le date: dal 3 marzo al 31 agosto, con una clausola aperta
La proroga disposta da un ‘semplice’ dirigente, non dall’assessorato competente, scatta dal 3 marzo 2026 e arriva fino al 31 agosto 2026. Il Comune di Roma specifica anche che la durata può essere limitata al tempo “strettamente necessario” per arrivare al nuovo affidamento, cioè fino a quando la nuova gara non sarà conclusa e ci sarà un nuovo gestore. In altre parole, questa è una soluzione ‘ponte’ che potrebbe addirittura essere prorogata di nuovo.
Chi gestisce: resta lo stesso operatore (per ora)
Il servizio, per ora, resta nelle mani dell’attuale gestore, M. S. S.p.A. Il Comune gli chiede di proseguire alle stesse condizioni economiche e operative del contratto in corso. L’azienda accetta e la macchina amministrativa formalizza la proroga. È una scelta che evita cambi improvvisi e possibili stop, ma sposta l’attenzione sul punto vero: perché si arriva a dover prorogare? Non si poteva avviare per tempo la nuova gara?
La domanda politica: perché la gara parte all’ultimo
Qui si apre la questione più politica dell’intera vicenda. La nuova procedura di gara risulta avviata troppo a ridosso della necessità di prorogare. Poi, a inizio marzo, parte la proroga. La domanda, inevitabile, è perché questo passaggio non sia stato programmato prima, con margine sufficiente per evitare la soluzione ponte? È stata una sottovalutazione dei tempi? È stato un ingorgo interno? O è un modo strutturale di gestire servizi che, quando arrivano a scadenza, finiscono sempre in una corsa contro il calendario?
Il conto: 612mila euro e fondi ordinari
Non è solo un tema di “ritardo” astratto. Perché i ritardi, quando riguardano servizi pubblici, diventano costi e scelte. Che ricadono sui cittadini. E qui il costo è esplicito: oltre seicentomila euro per coprire la continuità fino ad agosto. La cosa che pesa di più, sul piano politico, è che la copertura viene indicata come fondi ordinari. In sostanza, non vengono evocati canali straordinari o risorse dedicate: si attinge alle casse comunali.
Giubileo e risorse: perché paga il bilancio “di tutti”
Ed è qui che nasce anche un’altra domanda: se la rete dei bagni è stata inserita nel progetto di accoglienza legato al Giubileo, perché questa fase ponte finisce comunque sul bilancio ordinario? Il punto non è soltanto contabile. È una scelta di priorità. E diventa un tema di trasparenza: quali spese sono davvero “straordinarie” e quali, invece, vengono assorbite dal bilancio quotidiano.
Il rischio: la proroga come abitudine
Dentro questa decisione c’è anche un altro elemento. Il Comune presenta la proroga come un passaggio necessario per evitare che la città resti senza un servizio ‘delicato’. Ma la lettura civica è un’altra: Roma sta pagando un “tempo extra” per non far saltare un servizio che, in una capitale europea, dovrebbe funzionare senza dover correre ogni volta ai ripari. Il cuore della notizia non è la proroga in sé. È ciò che la proroga racconta: una gara arrivata a ridosso della scadenza, un costo coperto con fondi ordinari e una domanda politica che resta sospesa. Chi risponde della programmazione, e quanto spesso i romani finiscono per pagare con il bilancio di tutti ciò che poteva essere evitato con tempi più ordinati?
Ma i bagni non dovrebbero essere autosufficienti dal punto di vista economico?
Infine, un ultimo grande quesito: capiamo l’emergenza Giubileo e i relativi fondi extra, ma ora si è passati al pagamento con fondi ordinari. Con i costi di utilizzo di questi 15 bagni che vanno da 1 a 2 euro per singolo ingresso, possibile che il Campidoglio debba spendere cifre astronomiche che gravano sul Bilancio ordinario per il loro mantenimento igienico-sanitario e non si riesca a rendere queste strutture autosufficienti dal punto di vista economico? Speriamo, presto, qualcuno ci risponda.
