70% di romani senza Porta a Porta: 2 milioni ai cassonetti stradali, mentre la Giunta Gualtieri punta tutto sull’Inceneritore
Roma perde una posizione in un solo anno nella classifica nazionale della sostenibilità ambientale, mentre quasi sette cittadini su dieci risultano ancora esclusi dal servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta (unica vera alternativa al business ‘mortale’ di discariche e inceneritori) e la differenziata resta sotto il 50%. Sono i numeri che accompagnano il rapporto Ecosistema Urbano 2026, presentato oggi, lunedì 26 ottobre, da Legambiente, Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore (per rivedere l’iniziativa, clicca qui). All’iniziativa, ospitata dalla libreria Spazio Sette, era presente anche l’assessore capitolino della Giunta Gualtieri all’Ambiente e ai Rifiuti, Sabrina Alfonsi. Inseriamo il rapporto per intero in formato scaricabile alla fine di questo articolo.
Roma al 67° posto: i numeri che mettono in difficoltà il Campidoglio
La Capitale in soli 12 mesi, secondo il nuovo Rapporto 2026, scende dal 66° al 67° posto tra 106 capoluoghi italiani, ottenendo un indice di sostenibilità pari a 50,91 punti, contro una media nazionale di 55,72. La classifica considera diversi parametri ambientali, non soltanto i rifiuti. Ma proprio sulla differenziata Legambiente segnala esplicitamente Roma tra le grandi città in ritardo. Un risultato che difficilmente può essere liquidato come un semplice incidente statistico, soprattutto alla luce degli ultimi dati pubblicati dalla stessa amministrazione capitolina.
Porta a porta, quasi due milioni di romani ancora serviti dai cassonetti
Il documento più significativo non arriva da un’associazione ambientalista, ma direttamente da Roma. Secondo il consuntivo ufficiale AMA al 31 dicembre 2025, soltanto 845.134 residenti, pari al 30,1%, risultavano serviti dalla raccolta porta a porta. Gli altri 1.958.544, cioè il 69,9%, facevano riferimento alla raccolta stradale. Rispetto al 2024, la copertura percentuale del servizio domiciliare è rimasta sostanzialmente invariata. Una fotografia difficile da conciliare con le ambizioni ambientali di una grande capitale europea.

Differenziata, nel 2026 arriva un altro dato difficile da ignorare
La situazione non migliora osservando gli ultimi risultati della raccolta differenziata. Nel primo semestre 2026 Roma si è fermata al 48,70%, contro il 49,33% dello stesso periodo del 2025. Una flessione di 0,63 punti percentuali, che non anticipa necessariamente il risultato dell’intero anno, ma segnala una difficoltà concreta. Il consuntivo 2025 si era chiuso al 49,12%, mentre AMA programma per il 2026 il raggiungimento del 55%. Ancora dieci punti sotto l’obiettivo nazionale del 65%, fissato dalla normativa per il 2012.

Alfonsi e la transizione ecologica: le parole devono fare i conti con AMA
Per l’assessore Sabrina Alfonsi, presente alla presentazione del rapporto, il problema non è dunque soltanto commentare il piazzamento di Roma nella graduatoria ambientale. È spiegare perché, dopo anni di amministrazione, il servizio domiciliare risulti ancora così poco diffuso e la differenziata fatichi a raggiungere la metà dei rifiuti prodotti. Qualche miglioramento storico esiste: secondo ISPRA, Roma è passata dal 44,98% del 2021 al 48,03% del 2024. Ma i progressi non cancellano la distanza dagli obiettivi. E soprattutto non sostituiscono i risultati che ancora mancano.
Gualtieri punta sull’inceneritore, ma i rifiuti vanno differenziati prima
Nel frattempo, la grande opera sulla quale Roberto Gualtieri ha investito maggiormente sul piano politico rimane l’inceneritore di Santa Palomba. Il cantiere è stato avviato il 15 maggio e l’impianto, progettato per trattare 600mila tonnellate di rifiuti all’anno, dovrebbe entrare in funzione nel 2029.Ma un inceneritore non può sostituire né il riciclo né la differenziata: ma dovrebbe inserirsi in un sistema capace di recuperare prima i materiali riutilizzabili.
Non solo rifiuti: smog, troppe automobili e mobilità sostenibile
E i problemi segnalati da Legambiente non finiscono davanti ai cassonetti. Roma compare anche tra le grandi città alle prese con criticità legate allo smog, all’elevato numero di automobili, alla limitata diffusione della mobilità ciclabile e allo sviluppo delle energie rinnovabili. Questioni sulle quali il rapporto sollecita interventi strutturali. Non mancano investimenti e progetti annunciati dall’amministrazione, ma la distanza tra obiettivi e risultati continua a rappresentare il punto più delicato del bilancio ambientale capitolino.

La domanda finale a Gualtieri e Alfonsi: quando cambierà davvero Roma?
La questione, a questo punto, non è scegliere tra raccolta differenziata e inceneritore, ma capire quando Roma riuscirà a migliorare concretamente il servizio quotidiano. L’impianto di Santa Palomba è previsto per il 2029; i cittadini, invece, producono rifiuti ogni giorno. Dopo la presentazione di Ecosistema Urbano 2026, Gualtieri e Alfonsi devono confrontarsi con numeri che provengono anche dagli stessi uffici capitolini. La Capitale ha bisogno di risultati misurabili, di obiettivi rispettati e di una raccolta più efficiente. Non basta raccontare la città sostenibile del futuro: bisogna dimostrare che quella di oggi sta davvero cambiando.
