A Zingaretti conviene correre in Procura: ombre sulle mascherine

Zingaretti procura

Nella storia delle mascherine della regione Lazio l’unica cosa che davvero non si capisce è perché Nicola Zingaretti non sia ancora andato alla Procura della Repubblica. Perché la storia è sempre più intricata e alcune sono le cose da non fare. Minacciare querele. Sottovalutare gli allarmi. Fidarsi del primo che capita.

E soprattutto evitare che tutto caschi in mano al governatore senza nemmeno rendersene conto. Anziché eccitarsi nel leggere i post patetici del suo addetto stampa, Zingaretti farebbe bene a far approfondire qualcosa. Non diciamo le interrogazioni delle opposizioni alle quali ormai fa solo rispondere a mezzo stampa dal segretario regionale del Pd Bruno Astorre, che magari farebbe meglio ad essere più prudente. E nemmeno gli articoli che pubblichiamo su questo sito o sul più impegnativo Secolo d’Italia.

Zingaretti vada in Procura

Si informi leggendo quanto è intricata questa storia anche su un altro sito, che il suo Lanfranchi definirebbe sito locale, fingendo di non sapere che internet vuol dire il pianeta. Etruria news da giorni batte sugli strani interlocutori della regione Lazio. Ma in via Cristoforo Colombo fanno spallucce.

Eppure escono storie scomode sui rapporti della società di lampadine che doveva piazzare nove milioni di mascherine in cambio di 35 milioni di euro. Ne ha avuti già undici in anticipo ma ne ha consegnate solo ottocentomila, parola di Nicola Zingaretti.

Qualche dubbio. La regione, dopo aver dichiarato nei suoi atti inaffidabile la società Eco.Tech e aver revocato gli ordinativi di mascherine, ci ha rifatto pace. Stando a quanto si apprende, c’è un intermediario di nome Paolo Antonio Balasso, titolare della società Ex-Or, che avrebbe offerto garanzie per gli “inaffidabili”. Scrive Etruria News: “La società Ex-Or di Lugano è controllata da una società italiana, la BI International srl.”.

E continua: “La BI International, inoltre, deteneva fino a pochi mesi fa, una società di nome Intimax Srl. Il tribunale di Milano l’ha dichiarata fallita il 21 febbraio del 2019. Paolo Antonio Balasso, nel bilancio del 2018, informava i soci di aver ceduto le quote della Intimax Srl a Roberto Golda Perini che, nel frattempo, l’aveva trasferita a Budapest, in Ungheria”.

Quei personaggi ambigui

Chi è Roberto Golda Perini? Lo spiega – ed è inquietante – proprio Etruria News: “L’avvocato è molto famoso alle cronache giudiziarie. Il suo ultimo arresto risale al 19 febbraio scorso per mano della Guardia di Finanza di Brescia. Il legale fu arrestato insieme ad altre 22 persone tra avvocati, imprenditori, faccendieri e altri commercialisti coinvolti in quello che gli inquirenti definirono «un laboratorio dell’evasione fiscale con sede a Brescia», capace di emettere mezzo miliardo di euro di fatture false per un’evasione da 80 milioni di euro.

Questo però è l’ultimo episodio dei tanti, sicuramente il meno grave dove gioca un ruolo da protagonista.

Già, perché il curriculum dell’avvocato è lungo, fatto di truffe milionarie e arresti. Su di lui accuse di associazione per delinquere finalizzata all’abusivo esercizio dell’attività finanziaria aggravato dalla transnazionalità ed alla truffa. L’avvocato e il suo collaudato sodalizio sono specializzati nel rilasciare titoli di garanzia illeciti, attraverso alcune società che non hanno i requisiti per farlo. Un intreccio anche con personaggi di spicco di clan mafiosi siciliani e ndranghetisti calabresi”.

Governatore, non sarà oro colato. Ma un po’ di prudenza no? Informazioni non ne avete prima di spendere quei soldi? Zingaretti ha buoni agganci in Procura, si informi. Almeno sapremo se quel sito ha detto la verità. E soprattutto se l’ha detta la regione Lazio.

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