Acea, 113 milioni di rosso in tre mesi, debiti totali oltre i 5 miliardi: ok della Giunta al Bilancio 2025, agli azionisti più soldi degli utili prodotti
La Giunta Gualtieri ha dato il via libera al bilancio 2025 di Acea: non parliamo quindi di una delibera qualunque, ma dell’atto che autorizza il rappresentante della Capitale, azionista di maggioranza con il 51%, a votare sì nell’assemblea dei soci. In Campidoglio, al momento del voto, risultano presenti l’assessore Segnalini e gli assessori Lucarelli, Patanè, Smeriglio, Tobia Zevi, Pratelli e Veloccia. Assenti il sindaco Roberto Gualtieri, la vicesindaci Silvia Scozzese e gli assessori Alfonsi, Battaglia, Funari e Onorato.
Cosa ha autorizzato Roma Capitale
L’atto è sostanzioso. Il Campidoglio autorizza il voto favorevole sul bilancio 2025 di Acea. Il dato politico è però un altro: Acea chiude il 2025 con un utile di 243,8 milioni, ma propone una distribuzione complessiva agli azionisti di 255 milioni di euro, pari a 1,20 euro per azione. Per arrivarci, la società è quindi stata autorizzata ad utilizzare anche utili portati a nuovo. Tradotto: Acea distribuisce agli azionisti 255,057 milioni di euro, una cifra superiore all’utile netto 2025 della capogruppo, pari a 243,861 milioni. Dopo l’accantonamento obbligatorio a riserva legale, la società copre 23,389 milioni del dividendo attingendo agli utili portati a nuovo.
Il debito corre più veloce
Ma il punto che brucia è nei numeri di Acea e, in particolare, di quelli del primo trimestre 2026, resi pubblici dalla stessa Acea nel suo resoconto di gestione (che pubblichiamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) trimestarle.
L’indebitamento finanziario netto di Acea passa – almeno temporaneamente, a inizio 2026 – da 4,962 miliardi al 31 dicembre 2025 a 5,076 miliardi al 31 marzo 2026. In appena tre mesi il debito cresce quindi di 113,5 milioni di euro. Non è una perdita di bilancio, ma è comunque un dato pesante: con il debito netto che torna sopra la soglia psicologica dei 5 miliardi di euro totali.
Una cifra enorme. Una mini-manovra nazionale. Caricata sulle spalle di una multiutility quotata che gestisce acqua, reti, illuminazione pubblica e rifiuti. Acea rivendica solidità finanziaria, debito in larga parte a tasso fisso e risultati operativi positivi. Ma il punto politico resta: mentre il debito monstre sale, il dividendo resta generosissimo, con l’ok del Campidoglio.

Gualtieri, Palermo e il nodo inceneritore
Sullo fondo di Acea e del Campidoglio c’è di certo anche il grande dossier industriale di Roma: il contestatissimo inceneritore di Santa Palomba. Il 15 maggio scorso Roberto Gualtieri e l’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo hanno dato il via ai lavori dell’impianto, presentato dal Campidoglio come l’opera strategica destinata a chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale.
È presto per dire che i numeri stiano già bocciando la strategia Gualtieri-Palermo sui rifiuti. Ma la coincidenza è troppo pesante per essere liquidata come dettaglio: mentre il Campidoglio celebra l’opera industriale simbolo della consiliatura, Acea si presenta con un indebitamento finanziario netto tornato sopra quota 5 miliardi e cresciuto di oltre 113 milioni in appena tre mesi.
Il bilancio 2025 passa con il via libera della Giunta. Passa anche la scelta di distribuire agli azionisti 255 milioni di euro, più dell’utile prodotto nell’anno, attingendo agli utili portati a nuovo. Una decisione legittima, certo. Ma politicamente esplosiva.
Perché il messaggio è semplice: mentre il debito sale, la cedola resta ricca. Roma Capitale incassa la sua parte da azionista di maggioranza, i privati titolari del 49% fanno lo stesso. Sullo sfondo resta la domanda che nessuno, oggi, sembra voler mettere davvero al centro: quanto pesa questa strategia sui conti futuri di Acea e sulla città?
Una rondine non fa primavera. Ma qui gli indizi iniziano a essere più di uno: titolo in affanno nel giorno della prima pietra del termovalorizzatore, debito oltre i 5 miliardi, dividendi molto ‘generosi’ superiori all’utile d’esercizio. Gualtieri e Palermo tirano dritto. Il conto politico, prima o poi, qualcuno dovrà leggerlo fino in fondo