Lazio, i tifosi dichiarano guerra a Lotito: stop ad abbonamenti e pay tv, boicottaggio a sponsor e Forza Italia
Roma, il tifo organizzato della Lazio rilancia la protesta contro il presidente e senatore di Forza Italia Claudio Lotito e alza il livello dello scontro, la linea annunciata dagli ultrà biancocelesti è netta: niente abbonamenti allo stadio Olimpico per la prossima stagione 2026-27, niente presenza alle gare casalinghe di campionato e Coppa Italia, disdetta o mancato rinnovo delle piattaforme pay tv che trasmettono le partite biancocelesti. In casa, dunque, il vuoto, esattamente come avvenuto negli ultimi mesi della stagione calcistica che si è appena conclusa, con la curva nord deserta sia durante il derby perso con la Roma che nella finale di Coppa Italia persa con l’Inter. In trasferta, invece, presenza confermata. Una protesta pensata per colpire dove pesa di più: incassi, immagine e indotto anche ‘politico’.
Nel mirino anche sponsor e Forza Italia
Il comunicato dei tifosi laziali non si ferma al pallone. I gruppi annunciano il boicottaggio di sponsor, partner e attività considerate vicine all’attuale presidenza. Ma il passaggio politicamente più pesante è quello su Forza Italia: finché Lotito resterà alla guida della Lazio, scrivono i tifosi nero su bianco, non daranno il proprio voto al partito né ai candidati da lui sostenuti. La contestazione, ormai, ha superato i cancelli dello stadio ed è entrata nella partita politica da mesi.
Mesi di tensione, ora il salto di qualità
Negli ultimi tempi il dissenso biancoceleste ha cambiato pelle: prima gli stadi sempre più freddi, poi le petizioni e raccolti firme, quindi i manifesti comparsi in tutta Roma contro Forza Italia, con lo slogan “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”. 15mila circa i manifesti apparsi solo a Roma e circa 30mila in provincia. Il messaggio era già chiarissimo: colpire Lotito anche sul terreno del consenso politico-elettorale. Affinchè venda la società quanto prima: questa, in soldoni, la richiesta dei tifosi.
Il presidente-senatore nel mirino
Lotito non è solo il presidente della Lazio. È anche senatore, eletto nel collegio uninominale del Molise. Una candidatura lontana da Roma per un uomo nato nella Capitale e residente a Ciampino, come riporta la scheda ufficiale del Senato. Per i tifosi, questa doppia veste è diventata il punto debole: contestare il presidente significa anche incidere sull’immagine del politico Lotito e del partito che lo sostiene.
Da Gasparri al Flaminio: il fronte si allarga
Nel frattempo, Lotito si è mosso anche dentro Forza Italia, con le cronache politiche che gli hanno attribuito negli ultimi mesi un ruolo nella raccolta firme per silurare Maurizio Gasparri alla guida del gruppo azzurro al Senato. Una mossa interna al partito, ma finita nel pieno della tempesta biancoceleste. E anche il dossier dello stadio Flaminio, presentato da Lotito come grande progetto di rilancio, resta in salita: conferenza dei servizi, vincoli monumentali, mobilità e sostenibilità economica sono ancora nodi decisivi che rischiano di impantanare il progetto nelle sabbie mobili della macchina burocratica capitolina.
La Lazio diventa terreno politico
Il risultato è una frattura sempre più profonda. Da una parte Lotito. Dall’altra una fetta enorme organizzata del popolo laziale che non chiede più solo risultati sportivi, ma un cambio di presidente, con l’addio di Lotito. La protesta non è più soltanto curva, bandiere e cori. È boicottaggio economico, pressione elettorale, messaggio pubblico. Una sfida frontale: finché resta Lotito, niente pace.