Roma per l’Antitrust è sporca, Gualtieri e Ama davanti al bivio: monopolio pubblico o apertura ai privati?

Roma, sullo sfondo un camion Ama, in primo piano il sindaco Gualtieri

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Non è l’opposizione a dire che Roma è sporca, ma l’Antitrust (l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche detta l’AGCM), in un parere formale pubblicato il 1° giugno sulla ricognizione dei servizi pubblici locali della Capitale. L’Autorità ha passato al setaccio anche il servizio rifiuti gestito da Ama e ha messo sul tavolo numeri pesanti per il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessorr Sabrina Alfonsi: pulizia delle strade ferma al 76,8%, contro un obiettivo del 92%; aree cassonetti sotto target; cestini ancora insufficienti; giudizi dei cittadini sotto la sufficienza. Una fotografia impietosa, che trasforma il decoro urbano da problema quotidiano a caso politico che investe il Campidoglio.

Il decoro che non decolla

La Capitale continua a inseguire se stessa, insomma. Secondo il quadro richiamato dall’Autorità, anche altri indicatori restano sotto pressione: la pulizia delle aree cassonetti non raggiunge il target, la fruibilità dei cestini resta indietro e il giudizio dei cittadini sul servizio è insufficiente. Tradotto fuori dal linguaggio tecnico: Roma è ancora percepita come sporca. E quando a dirlo non è un comitato di quartiere o l’opposizione, ma un’Autorità nazionale, il colpo politico pesa di più.

Ama nel mirino

Ama resta il gigante pubblico su cui il Campidoglio ha puntato tutto. Ma proprio qui nasce il problema. L’Antitrust segnala criticità su investimenti, obiettivi, controllo della qualità e risultati raggiunti. Il punto più bruciante riguarda spazzamento e lavaggio stradale, cioè la parte che i romani vedono ogni mattina sotto casa. Nuovi mezzi e nuovi cestini non sembrano bastare, se poi il marciapiede resta sporco e i cassonetti restano il simbolo del degrado.

A rendere ancora più evidente la rincorsa del Campidoglio c’è anche la Delibera di Giunta n. 159 del 21 maggio, con cui Roma affida ad Ama per sei mesi lo sfalcio dell’erba su strade, banchine, rotatorie e aree di sosta, per quasi 6,8 milioni di euro. Una mossa che allarga il perimetro della municipalizzata oltre i rifiuti, proprio mentre l’Antitrust ne segnala le criticità sul decoro. Politicamente sembra il tentativo di salvare il salvabile rafforzando Ama, ma con il rischio di caricarla di nuovi compiti prima ancora di aver risolto quelli vecchi.

Il bivio dei privati

La vera bomba politica è però un’altra: l’Antitrust riapre il tema dell’affidamento a gara di una parte dei servizi, almeno in via sperimentale. Non una privatizzazione totale di Ama, ma un possibile confronto tra gestione pubblica e operatori privati su spazzamento e lavaggio in alcune aree della città. È qui che Gualtieri e Alfonsi devono scegliere: difendere fino in fondo il monopolio pubblico o ammettere che, su pezzi del decoro urbano, il modello attuale non basta.

Il conto politico per Gualtieri

Per Gualtieri il tema è velenoso. La sua amministrazione ha costruito una parte importante della narrazione sulla rinascita di Roma: cantieri, Giubileo, grandi eventi, nuove opere, pulizia straordinaria. Ma se le strade restano sotto gli obiettivi, la narrazione si incrina. Perché il decoro non si racconta con le conferenze stampa. Si vede sui marciapiedi, davanti ai cassonetti, nelle piazze e lungo le strade percorse ogni giorno dai cittadini.

Alfonsi sotto pressione

Anche Sabrina Alfonsi finisce nel cuore della partita. L’assessora all’Ambiente è chiamata a difendere il lavoro fatto, ma i dati dell’Antitrust impongono un salto di qualità. Non basta dire che Roma è grande, complessa e difficile. Lo sanno tutti. La domanda politica è più semplice: chi governa davvero il servizio? Se Ama non raggiunge gli obiettivi, il Campidoglio deve aumentare controlli, pretendere risultati e decidere se aprire una crepa nel sistema attuale.

Il messaggio dell’Antitrust

Il messaggio finale è chiaro: più monitoraggio, più responsabilità, più trasparenza sui risultati. L’Autorità chiede al Campidoglio di muoversi e di spiegare quali iniziative intenda adottare. È una chiamata diretta alla politica. Roma non può più permettersi una gestione dei rifiuti che vive di annunci e rincorse. Ora Gualtieri e Ama sono davanti al bivio: cambiare passo davvero o continuare a difendere un modello che, sul decoro, mostra ancora troppe crepe.