Acea, la guerra delle poltrone ‘travolge’ Gualtieri: il marito della Lorenzin, il ‘contrattacco’ dei privati e l’ombra dell’Inceneritore


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Roma vuole allargare da 13 a 14 il numero dei membri del consiglio di amministrazione di Acea per far entrare Alessandro Picardi, manager, ex consigliere Acea e marito dell’ex ministro PD Beatrice Lorenzin, mentre Fincal (società riconducibile al Gruppo Caltagirone, uno dei privati di riferimento insieme al colosso Suez) risponde proponendo un quindicesimo componente e la candidatura di Valentina Compagno, è così che il voto sull’ampliamento del CDA della municipalizzata dell’acqua slitta di tre settimane.
Il confronto ha portato il Campidoglio guidato da Gualtieri e il PD a chiedere il rinvio della decisiva assemblea, aprendo una partita sugli equilibri della società controllata dal Comune. Sullo sfondo resta l’inceneritore di Roma-Santa Palomba.

L’assemblea slitta di tre settimane

La riunione degli azionisti, inizialmente convocata per il 7 e l’8 settembre 2026, è stata spostata al 28 settembre in prima convocazione e al 29 in seconda. Il rinvio è stato deciso dal CdA su richiesta di Roma, azionista di controllo con il 51%.
La motivazione ufficiale è consentire una valutazione delle conseguenze giuridiche ed economiche delle proposte e contro proposte presentate da Fincal e del loro possibile impatto sulla governance di Acea.

Gualtieri punta su Alessandro Picardi

La prima mossa risale al 14 luglio. Roma ha chiesto di portare da 13 a 15 il numero massimo dei consiglieri, fissando però per ora il CdA a 14 componenti. Per il nuovo posto è stato indicato Alessandro Picardi, manager ed ex consigliere Acea, oltre che marito della senatrice del Partito democratico Beatrice Lorenzin.
Picardi era il candidato numero 8 della lista presentata da Roma Capitale nel giugno 2026. Poiché quella lista aveva ottenuto sette posti, era rimasto il primo dei non eletti. La richiesta per riportarlo nel consiglio è stata sottoscritta dal sindaco Roberto Gualtieri come rappresentante dell’azionista Roma.

Fincal risponde e alza la posta

A modificare la partita è stata Fincal, società finanziaria riconducibile al gruppo Caltagirone e azionista di Acea con il 3,193%. La società ha presentato una proposta alternativa: portare il consiglio direttamente a 15 membri e nominare Valentina Compagno come quindicesima consigliera.
Compagno è executive manager di Fabrica Immobiliare SGR, società che indica il Gruppo Caltagirone come proprio azionista di riferimento.

La battaglia riguarda anche i voti

Fincal chiede inoltre di alzare dall’8 al 12% il limite statutario al possesso azionario e all’esercizio del voto. Oggi, infatti, un azionista privato non può esercitare diritti superiori all’8%, anche quando possiede una quota maggiore.
La modifica avrebbe un effetto rilevante soprattutto per Suez, che detiene il 19,33% di Acea. Secondo Fincal, il nuovo tetto garantirebbe agli azionisti diversi da Roma Capitale una partecipazione più ampia alle decisioni societarie.

Prima Picardi, poi eventualmente Compagno

L’equilibrio finale non è ancora scritto. Acea ha chiarito che l’assemblea voterà per prima la proposta di Roma. Soltanto se questa verrà respinta saranno esaminate le alternative degli altri azionisti.
Non è quindi possibile affermare che Picardi e Compagno entreranno sicuramente insieme nel CdA. Se passasse la proposta capitolina, il consiglio salirebbe a 14 membri con Picardi. Lo scenario dei 15 componenti dipende dalla bocciatura di questa soluzione o da un eventuale nuovo accordo.

L’inceneritore resta sullo sfondo

Il confronto arriva mentre Acea è coinvolta nel progetto dell’inceneritore di Santa Palomba. Acea Ambiente guida il raggruppamento scelto per realizzarlo e gestirlo insieme a Suez Italia, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB. Vianini Lavori appartiene al perimetro del gruppo Caltagirone.
Gruppi che si confrontano sugli equilibri del CdA sono quindi anche partner nella maggiore operazione industriale della politica dei rifiuti voluta da Gualtieri dal valore di 7,5 miliardi di euro, una mini finanziaria nazionale. Non esistono però prove pubbliche di uno scambio tra le nomine e l’inceneritore: il collegamento accertabile è industriale, mentre quello politico resta soltanto una possibile chiave di lettura.