Roma, alberi secchi e parchi desertici, dopo 5 anni Alfonsi ‘scarica’ la colpa sul Governo: i cittadini preparano la ‘guerra’ in Tribunale
Roma, alberi giovani morti o in agonia, giardini storici con piante secche e piazze appena riqualificate che sotto il sole assumono un aspetto desertico. Dopo quasi cinque anni di amministrazione Gualtieri, e con le elezioni comunali del 2027 sempre più vicine, l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi chiama ora in causa anche lo Stato (ossia, in soldoni, il Governo Meloni) per trovare nuove risorse contro gli effetti del cambiamento climatico.
Una posizione, emersa da una intervista dell’assessore Alfonsi al Corriere della Sera (che inseriamo in formato scaricabile, alla fine di questo articolo), che arriva proprio mentre cittadini, associazioni e comitati moltiplicano le contestazioni sulla gestione concreta del verde romano.
Alberi nuovi, ma già morti o in sofferenza
Il primo problema riguarda proprio le nuove piantumazioni. A Villa Ada cittadini e associazioni hanno denunciato la morte di numerosi giovani alberi messi a dimora negli ultimi anni. Attribuendo il disastro alla mancanza di irrigazioni adeguate. Segnalazioni analoghe sono arrivate da altri quadranti della Capitale.
È qui che il dibattito diventa inevitabilmente politico: piantare un albero serve a poco se poi quell’albero viene lasciato seccare, sostengono i cittadini. E il problema non riguarda soltanto le statistiche sulle nuove piantumazioni, ma ciò che rimane effettivamente vivo dopo la prima estate romana.
Da Villa Sciarra ai giardini di quartiere: Roma diventa gialla
Il quadro descritto dall’assessore Alfonsi nella sua intervista è difficile da ignorare. Dopo oltre due mesi praticamente senza precipitazioni, prati, aiuole e alberi della Capitale sono diventati gialli e marroni. Ma il fenomeno romano non può essere ricondotto esclusivamente alla straordinarietà della siccità. Il problema è legato anche e soprattutto a una manutenzione del verde non sempre all’altezza di una capitale internazionale come Roma.
È questo il punto sul quale insistono residenti e associazioni. Il caldo può aggravare il problema, sostengono i cittadini. Ma non può diventare una spiegazione universale per alberi appena piantati che muoiono. Aiuole abbandonate. Nuove piazze desertiche e senza alberi (esemplificativo il caos di piazza dei Cinquecento) e giardini che perdono rapidamente il verde.
Tanti milioni, ma l’effetto resta desertico
La contraddizione appare ancora più evidente nei luoghi appena riqualificati grazie ai tanti fondi PNRR e giubilari arrivati sulla Capitale. Piazza Risorgimento è diventata uno dei casi simbolo: milioni di euro investiti, un intervento presentato anche come risposta alle isole di calore e poi, nel pieno dell’estate, l’immagine di una piazza che cittadini e osservatori hanno descritto come sostanzialmente desertica, con vegetazione sofferente e superfici arroventate.
Ed è proprio questa l’immagine che politicamente pesa: Roma ha avuto a disposizione una quantità eccezionale, straordinaria, di risorse per rifare piazze, giardini e spazi pubblici, ma in quasi tutti i casi il risultato estivo restituito ai cittadini è ancora quello di luoghi desertici, secchi e senza ombra.
Dopo quasi cinque anni Alfonsi chiama in causa “lo Stato”
È in questo scenario che sorprende la nuova linea dell’assessorato. Alfonsi sostiene infatti che per gestire il cambiamento climatico servano fondi strutturali nazionali, mentre dagli uffici capitolini viene sottolineato anche il ritardo del Governo sulla disciplina per il riuso delle acque depurate.
Nel documento allegato, il direttore dell’Ufficio Clima del Comune Edoardo Zanchini ricorda infatti che il Governo non avrebbe ancora completato l’iter necessario per rendere pienamente operativo il regolamento sul riutilizzo delle acque. I progetti ipotizzati riguardano Fregene, Ostia e successivamente altri depuratori romani.
Ma dopo quasi cinque anni di mandato, scaricare una quota crescente del problema sul Governo nazionale rischia inevitabilmente di suonare come un tentativo di allontanare da Palazzo Senatorio responsabilità che cittadini e comitati considerano invece anzitutto amministrative e politiche: programmazione, manutenzione, irrigazione e controllo degli appalti dipendono infatti in larga parte proprio dal Campidoglio.
Pozzi da riattivare solo ora?
C’è poi un particolare che rende il quadro ancora più delicato. L’amministrazione punta ad approvare entro settembre la riattivazione di 19 pozzi, mentre sono stati censiti 88 pozzi in concessione al Dipartimento Ambiente e circa altri quaranta appartenenti ad altre strutture pubbliche. Alcuni sono stati rimessi in funzione soltanto recentemente.
La domanda, a questo punto, arriva quasi da sola: perché un sistema strutturale di irrigazione e recupero delle risorse idriche viene affrontato con questa urgenza soltanto nell’ultima parte della consiliatura, dopo estati sempre più torride e dopo anni nei quali il cambiamento climatico era già ampiamente prevedibile?
I cittadini non protestano più soltanto sui social
Intanto il fronte delle contestazioni si allarga. Non ci sono più soltanto fotografie di alberi secchi e denunce sui social. Comitati e associazioni stanno utilizzando sempre più spesso accessi agli atti, diffide, ricorsi amministrativi e iniziative giudiziarie per contestare abbattimenti e modalità di gestione del patrimonio arboreo.
Le accuse dei cittadini devono naturalmente essere verificate caso per caso, ma il dato politico resta: una parte della città non si fida più delle rassicurazioni dell’amministrazione e pretende carte, perizie e motivazioni.
È già accaduto sul tema degli abbattimenti e sta accadendo ancora, da Villa Ada fino a Ostia, dove gruppi e associazioni stanno preparando nuove iniziative contro quello che definiscono uno “scempio” del patrimonio arboreo romano.
Roma 2027, il verde presenta il conto
Ed è qui che il problema ambientale diventa definitivamente politico. Nel 2021 Gualtieri e la sua maggioranza avevano promesso una Capitale più verde, più moderna e più resiliente. Nel 2026, invece, una parte sempre più rumorosa dei cittadini mostra alberi morti, giardini in sofferenza e piazze appena rifatte che nei mesi estivi appaiono desertiche.
Il cambiamento climatico esiste ed è evidente. Ma con Roma 2027 ormai alle porte, per Gualtieri e Alfonsi diventa sempre più complicato attribuire all’emergenza climatica o alle scelte del Governo Meloni ciò che i cittadini continuano a indicare come il risultato di anni di manutenzione insufficiente, irrigazioni carenti e programmazione tardiva.
E mentre il Campidoglio cerca acqua, pozzi e nuovi fondi, i cittadini cercano ormai determine, contratti e avvocati a cui affidare un incarico.