Alberi abbattuti a Roma, la protesta arriva davanti al Parlamento, Giannini: “Gualtieri usa male i fondi PNRR”

Giannini a piazza Capranica

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La battaglia sugli alberi abbattuti a Roma è arrivata fin sotto le finestre del Parlamento: ieri pomeriggio, 18 giugno, in piazza Capranica, a due passi da Montecitorio, si è svolta una nutrita manifestazione promossa da associazioni, comitati territoriali e cittadini. Al centro della protesta una richiesta semplice e durissima: fermare quella che i presenti definiscono una gestione “indiscriminata” del patrimonio arboreo della Capitale.

Comitati e cittadini contro la linea del Campidoglio

Tra le realtà presenti anche CURAA, l’associazione dei Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti, associazione che da mesi contesta gli abbattimenti in diversi quadranti della città. Il messaggio lanciato dalla piazza è chiaro: Roma non può perdere migliaia di alberi maturi e poi consolarsi con promesse di nuove piantumazioni. Per i comitati, il punto non è soltanto quanti alberi vengano ripiantati, ma quali alberi vengano cancellati oggi dal paesaggio urbano.

Giannini all’attacco di Gualtieri

Alla manifestazione era presente anche Daniele Giannini, consigliere della Lega, che ha puntato il dito contro il sindaco Roberto Gualtieri e la sua amministrazione. Secondo Giannini, il Campidoglio starebbe usando male i fondi speciali del PNRR, trasformando risorse nate per migliorare la città in interventi che, secondo l’opposizione, finiscono per impoverire il verde esistente. Una critica politica netta, che porta il caso alberi fuori dai municipi e dentro il confronto nazionale.

“Non è manutenzione, è abbattimento tardivo”

Il cuore della contestazione è proprio questo: per cittadini e associazioni, l’abbattimento non può diventare la scorciatoia di una manutenzione mancata. La cura degli alberi, sostengono i manifestanti, dovrebbe partire prima: controlli, potature corrette, monitoraggi trasparenti, interventi preventivi. Invece, denunciano, troppo spesso si arriva quando la scelta appare già scritta: tagliare. E ogni tronco rimosso diventa il simbolo di una città che perde ombra, identità e memoria.

Il nodo politico del verde romano

Il Campidoglio rivendica un saldo arboreo positivo e nuove piantumazioni. Ma la protesta mette sul tavolo una domanda più scomoda: un albero giovane può davvero compensare, nell’immediato, un pino storico, un leccio adulto, un filare che per decenni ha protetto strade, piazze e quartieri? Per i comitati la risposta è no. Ed è su questo punto che la polemica diventa politica: Roma non chiede solo numeri, chiede tutela vera.

La richiesta: fermare gli abbattimenti

Da piazza Capranica è partita quindi una pressione diretta verso le istituzioni: fermare gli abbattimenti non necessari, rendere pubbliche le perizie, verificare caso per caso e tutelare il patrimonio arboreo come bene comune. Giannini e i comitati chiedono che Gualtieri cambi rotta. Perché, sostengono, il verde urbano non è arredo, non è un dettaglio estetico, non è un fastidio da rimuovere nei cantieri: è una parte viva della città.

Roma senza alberi, il caso non si spegne

La protesta davanti al Parlamento dimostra che la ferita resta aperta. Gli alberi abbattuti non sono più soltanto un tema ambientalista: sono diventati una questione di trasparenza, fondi pubblici, qualità della vita e identità urbana. E ora il caso arriva fino a Montecitorio, con una domanda che pesa sulla giunta Gualtieri: Roma sta davvero diventando più verde, o sta perdendo pezzi del suo paesaggio storico mentre rincorre cantieri e scadenze?