AS Roma, sindacati contro i trasferimenti da Trigoria agli store, scatta lo stato di agitazione
All’AS Roma si apre un nuovo fronte, questa volta lontano dal campo, con i sindacati che contestano il trasferimento di decine di dipendenti dagli uffici di Trigoria ai punti vendita del club e proclamano lo stato di agitazione, denunciando il rischio di una pesante svalutazione delle professionalità maturate negli anni. Un’accusa sindacale molto dura, che deve però essere distinta dai fatti già accertati: i trasferimenti risultano avvenuti, mentre l’ipotesi di un «licenziamento mascherato» resta la valutazione delle organizzazioni dei lavoratori e non un fatto giuridicamente accertato.
Da Trigoria ai Roma Store, esplode la protesta
Al centro dello scontro ci sono lavoratrici e lavoratori impiegati per anni in attività amministrative, organizzative e di supporto al club, ora destinati ai Roma Store con compiti differenti rispetto a quelli precedentemente svolti. Filcams Cgil Roma e Lazio, Fisascat Cisl Roma Capitale e Rieti e UILTuCS Roma e Lazio parlano di oltre trenta persone coinvolte; altre ricostruzioni giornalistiche indicano un numero superiore. Secondo quanto riportato da Repubblica, il passaggio ai negozi sarebbe avvenuto mantenendo livello contrattuale e stipendio, ma modificando ruolo e mansioni.
I sindacati: «Professionalità svuotate»
È proprio il cambio delle attività a essere finito nel mirino delle organizzazioni sindacali. La contestazione riguarda lavoratori che, secondo le sigle, avrebbero costruito negli anni competenze specialistiche anche in settori collegati all’attività del club e che ora si troverebbero ricollocati nei punti vendita. Per i sindacati questa scelta rischia di «svuotare» il patrimonio professionale acquisito e di produrre una forte demotivazione. L’espressione «licenziamento mascherato», utilizzata nella protesta, rappresenta quindi il timore e l’interpretazione delle organizzazioni sindacali, non una qualificazione accertata da un giudice.
Trasferimenti e distanze, il caso diventa sociale
La battaglia non riguarda soltanto le mansioni. I sindacati sostengono che per alcuni dipendenti la nuova destinazione comporterebbe anche spostamenti più lunghi rispetto alla propria abitazione. Con un aumento dei tempi e dei costi necessari per raggiungere il posto di lavoro. A questo si aggiunge la contestazione sul metodo. Secondo quanto denunciato dalle sigle, alcuni lavoratori sarebbero stati informati del trasferimento attraverso una semplice e-mail. Senza un confronto preventivo ritenuto adeguato dalle rappresentanze dei dipendenti.
Trigoria, una partita che ora si gioca fuori dal campo
Lo stato di agitazione porta così dentro Trigoria una vertenza destinata a pesare sul clima interno della società. Le organizzazioni sindacali hanno annunciato l’intenzione di tutelare i lavoratori coinvolti anche attraverso gli uffici legali. Mentre resta aperto il nodo delle ricollocazioni e dei criteri utilizzati per individuare il personale interessato. Una vicenda nella quale, per mantenere il quadro aderente ai fatti, occorre separare due piani: da una parte i trasferimenti e la protesta sindacale, che risultano documentati; dall’altra l’eventuale esistenza di una strategia finalizzata a provocare dimissioni, che allo stato è un’accusa avanzata dai sindacati e non una circostanza provata.