Ater, al Villaggio Olimpico decine di raccomandate per morosità. Indirizzate ai defunti

Stanno arrivando in questi giorni. Con una postina che, a quanto riferiscono alcuni residenti, gira disperata con una mazzetta di raccomandate. Si tratta delle lettere dell’Ater, indirizzate a numerosi proprietari di casa al Villaggio olimpico. Il quartiere nato per i Giochi del 1960, e successivamente utilizzato come alloggi da conferire a diverse categorie di persone. Per lo più dipendenti pubblici, funzionari delle Poste e militari. Tutti in locazione, con canoni calmierati. Questo almeno finché c’era la vecchia INCIS, l’istituto casa per gli impiegati dello Stato. Poi tutto è passato allo IACP, e quindi all’Ater. Che ha deciso di mettere sul mercato le case. A prezzi comunque convenienti, per un’offerta alla quale in moltissimi hanno aderito. Circa 30 anni fa. Per acquistare, bisognava pagare il prezzo dell’alloggio, e regolarizzare eventuali morosità precedenti. Altrimenti, era impossibile rogitare. Ma ora, a distanza di decine di anni, arrivano le raccomandate. Agli eredi degli acquirenti, che sono quasi tutti deceduti. Chiedendo dei soldi, da poco più di 300 fino a 6 mila euro. Senza nessuna giustificazione, per morosità pregresse. Così tra i proprietari, è scattata la rabbia e la disperazione, tra chi non vuole pagare, e chi vuole comunque vederci chiaro. Perché quei presunti debiti, se mai ci fossero stati, sarebbero dovuti essere estinti al momento dell’acquisto. E in molti si ricordano, che fu proprio così.

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L’Ater chiede soldi ai defunti

“La raccomandata dell’Ater è indirizzata a mio nonno, Aroldo Ceroboni, morto nel 1993 – ha raccontato Roberta. Dipendente di una cassa previdenziale che vive a via Danimarca – . Era un impiegato del ministero della Difesa. Pagava sempre tutto, con regolarità, erano 35.000 lire al mese. Parecchio per l’epoca. Poi l’11 marzo 1986 ha rogitato, pagando circa 50 milioni. Adesso vogliono 319 euro, a quanto pare di rate di condominio non pagate, ma è molto strano. Anche perché parliamo di servizi per pulizia e sfalcio dell’erba mai avuti, nonostante questo ogni mese li corrispondevamo”. A Roberta non va bene anche la modalità di comunicazione dell’azienda. “Una diffida senza alcuna firma – conclude – in cui si chiedono soldi in un’unica soluzione. Senza alcuna spiegazione, senza date di riferimento. Senza tener conto, aggiungo, della prescrizione che interviene sui debiti di questo genere”.

A Patrizia chiesti 6200 euro per la morosità di una ex inquilina morta da 30 anni

Patrizia, invece, è un’insegnante residente a via Olanda. Assegnataria regolare e in attesa da un anno di ricevere la lettera d’acquisto, quella che inizia l’iter per il riscatto dell’immobile. A lei l’Ater ha chiesto la bellezza di 6.200 euro, tutti maledetti e subito.  “Senza specificare il motivo – racconta – e li devo pagare entro due mesi. La cosa peggiore è che secondo l’azienda è un debito maturato dalla precedente assegnataria, deceduta oltre trent’anni fa. Ho chiesto un appuntamento, me lo hanno dato telefonico: il 12 settembre”. Quel giorno, tra cinque mesi, Patrizia saprà cosa dovrà fare di questo debito non suo. Anche  se vorrebbe sapere quando potrà acquistare i 45 mq in cui vive con il compagno dal 2001, a 70.000 euro.

Il figlio dell’usciere, mi chiedono 3 mila euro. Non so perché e non li posso pagare

Il padre di Sergio era usciere al ministero dell’Aeronautica. Con non pochi sacrifici ha riscattato casa al Villaggio Olimpico pochi anni prima di morire, era il 1988. “Pagò in contanti 46 milioni di lire – ricorda Sergio, in pensione dal 2006, ex impiegato in una industria farmaceutica -. Ed è la prima volta in tutto questo tempo che l’Ater ci scrive. Ho chiesto di avere l’estratto conto relativo a mio padre e ho scoperto con enorme sconcerto che al 1994 risultano quasi 3.000 euro di debiti. In pratica è come se mio padre avesse riscattato avendo una situazione debitoria. Ma non è possibile, perché altrimenti non avrebbe potuto firmare il contratto. Per me sono tre mesi di pensione, è una cosa più grande di me. Ma se non si risolve a breve, dovrò pagare. Ho paura che la cartella raddoppi o triplichi tra qualche anno”.

Abbiamo rogitato 36 anni fa. Da allora è la prima volta che Ater ci scrive

Piero, ex impiegato delle Poste, vive a piazza Grecia e a lui la postina (che sembra abbia girato per giorni tra le “palafitte” del Villaggio Olimpico con una mazzetta di raccomandate da consegnare, disperata) ha fatto avere la pessima notizia di 1.750 euro di mora. “Papà comprò nell’ ’86 – spiega – uno dei primi. E mi ricordo che ai 38 milioni pattuiti con Ater, dovette aggiungerne 9 di presunti canoni e oneri accessori che vennero contestati. Non ci risultava, pagavamo regolarmente con la trattenuta dallo stipendio, ma pur di acquistare pagammo. Poi mio padre è morto nel 2002 e in vent’anni mai una lettera, una mail, una telefonata dall’azienda. Dalla compravendita sono passati 36 anni, se c’erano altri debiti avrebbero dovuto dircelo 15 giorni dopo la firma del contratto, non adesso”.

Infine Anna Maria, a via Svizzera. Anche in questo caso c’è un padre che ha riscattato nel 1986, ed è morto nel 2014. Nonostante ciò “Ater mi chiede 1.097 euro – racconta -. Senza specificare a quale periodo si riferiscano e per quali somme non pagate. Tra le altre cose papà, nel 2001, ha venduto a me. E pagammo anche 20 milioni di lire per il diritto di prelazione. Non è neanche più lui il proprietario, da 21 anni”.

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