Attentato a Ranucci, arrestato Valter Lavitola: l’ex giornalista accusato di essere il mandante della bomba a Campo Ascolano
È stato arrestato Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, accusato dalla Procura di Roma di essere il presunto mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Per l’inchiesta, coordinata dalla Procura capitolina, viene contestato anche il metodo mafioso. Lavitola è stato portato in carcere dai Carabinieri del Nucleo Investigativo.
L’indagine che per mesi ha cercato di capire chi ci fosse dietro la bomba esplosa davanti alla casa di Sigfrido Ranucci a Pomezia arriva così a un passaggio decisivo. Dopo gli arresti degli esecutori ritenuti responsabili dell’attentato, gli investigatori sono arrivati a quello che, secondo l’accusa, sarebbe il livello superiore della vicenda: il presunto mandante. Il nome è quello di Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma. A suo carico viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma ed eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo.
Provvedimento cautelare anche per Tavarez
L’ordinanza di arresto emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia riguarda anche Tavares Gomes Clesio, in fase di rintraccio, ancora ricercato. L’uomo è accusato di aver reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, di aver coordinato e partecipato a una seconda ricognizione a Torvaianica il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero.
La bomba davanti alla casa di Ranucci
Per capire la portata dell’inchiesta bisogna tornare alla sera del 16 ottobre 2025. A Pomezia, nella zona di Campo Ascolano, un ordigno era stato fatto esplodere davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. La deflagrazione aveva distrutto le due automobili parcheggiate davanti alla villetta, una appartenente al giornalista e l’altra alla figlia, danneggiando anche il muro perimetrale. Nessuna persona era rimasta ferita.
I Carabinieri avevano trovato i resti di un ordigno con una quantità di esplosivo stimata in circa un chilo. La bomba era stata collocata in prossimità delle vetture e, secondo le prime ricostruzioni, azionata attraverso una miccia. Un attentato che aveva immediatamente assunto un peso diverso da quello di una semplice intimidazione. Anche perché Ranucci era già da tempo sotto scorta e aveva raccontato di aver ricevuto numerose minacce.
Quattro arresti e poi la ricerca del mandante
L’inchiesta ha portato nel giugno 2026 all’arresto di quattro persone ritenute coinvolte nell’esecuzione dell’attentato. Le indagini dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati avevano incrociato immagini delle telecamere pubbliche e private, accertamenti tecnico-scientifici e tabulati telefonici, consentendo agli investigatori di ricostruire le fasi preparatorie, esecutive e successive all’attacco. Ma quella ricostruzione aveva lasciato aperta un’altra domanda: chi aveva ordinato l’attentato?
Ed è proprio su questo livello che si è concentrata la prosecuzione dell’indagine. L’arresto di Lavitola arriva dunque dopo la ricostruzione della catena che avrebbe portato alla bomba davanti alla villetta di Ranucci. Secondo l’accusa, l’ex giornalista-editore non sarebbe stato l’esecutore materiale, ma il presunto mandante. Un passaggio che sposta inevitabilmente il baricentro dell’inchiesta: dalla mano che ha acceso la miccia a chi, secondo la Procura, avrebbe deciso che quella miccia dovesse essere accesa. Le accuse dovranno ora essere vagliate nelle sedi giudiziarie competenti.
