Bruno Conti lascia la Roma dopo 53 anni: l’addio in lacrime che chiude un’era
Bruno Conti lascia la Roma dopo 53 anni e chiude una delle storie più lunghe, intime e simboliche del calcio giallorosso: non un semplice addio professionale, ma il saluto di un uomo che ha attraversato mezzo secolo di club, campo, spogliatoi, giovani talenti e memoria romanista.
Il saluto ad Anzio
L’annuncio è arrivato con la voce rotta dall’emozione, durante un discorso tenuto al Conti Sport Center di Anzio, il suo circolo. Davanti a chi lo conosce davvero, Bruno Conti ha scelto parole semplici e pesantissime: “A tutto c’è un inizio e a tutto c’è una fine”. Una frase che, nel mondo Roma, pesa come una bandiera ammainata lentamente.
Trigoria non sarà più casa
Per Conti, Trigoria non è stata soltanto un luogo di lavoro. È stata casa, destino, appartenenza. Prima calciatore, poi dirigente, poi uomo guida del settore giovanile. In mezzo, anche le parentesi sulla panchina della prima squadra: l’interim del 2005 e il ritorno del 2023, quando fu chiamato a guidare la Roma dopo le squalifiche di José Mourinho e Salvatore Foti.
Una vita in giallorosso
Figlio di Nettuno, talento che avrebbe potuto brillare anche nel baseball, Conti scelse il calcio e finì per diventare leggenda. Con la Roma ha vinto uno scudetto e cinque Coppe Italia. Con la Nazionale ha conquistato il Mondiale del 1982. Ma il suo nome resta soprattutto legato a quella romanità silenziosa, orgogliosa, mai esibita, che ha rappresentato per generazioni.
La scelta della famiglia
A 71 anni, dopo una vita spesa dentro e attorno alla Roma, Conti ha spiegato di voler pensare alla salute e alla famiglia. Negli ultimi anni ha affrontato anche la battaglia contro un tumore al polmone, trovando nella moglie Laura una forza decisiva. L’uscita da Trigoria, con l’ufficio svuotato e i dipendenti presenti, è stata il momento più duro: il taglio fisico di un legame emotivo.
Il legame non si spezza
L’addio, però, non sarà una cancellazione. La proprietà Friedkin dovrebbe coinvolgerlo in alcune iniziative legate al centenario della Roma. Un modo per tenere Bruno Conti dentro il racconto del club, anche fuori dal ruolo quotidiano. Perché certe figure non si archiviano con una scrivania liberata: restano nella pelle della società, nei ricordi dei tifosi, nella storia.
Il messaggio del figlio
A rendere ancora più commovente il saluto è stato il messaggio del figlio Daniele, anche lui cresciuto calcisticamente nella Roma prima dell’esperienza al Cagliari. Parole da figlio prima ancora che da ex calciatore: il capitolo professionale si chiude, ma resta il campione nella vita. Ed è forse questa l’immagine più vera dell’addio: non solo Bruno Conti bandiera romanista, ma padre, marito, uomo.
La Roma perde così un pezzo della sua anima antica. Non un dirigente qualunque, non un ex campione da cerimonia, ma uno degli ultimi ponti viventi tra la Roma popolare, quella dello scudetto, quella dei ragazzi cresciuti a Trigoria e quella moderna dei Friedkin. Mezzo secolo se ne va in lacrime. Ma Bruno Conti, per la Roma, non diventerà mai passato.