Roma, 14,5 milioni ad ATAC per gestire 39 parcheggi di scambio che incassano soli 700mila €: chi copre il buco?

Roma, parcheggio di scambio in piazzale dei Partigiani

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Roma pagherà 14,5 milioni di euro ad ATAC per gestire i 39 parcheggi di scambio capitolini, ma le entrate tariffarie previste per il 2027 si fermano ad appena 708mila euro: è questo il nodo politico ed economico che emerge dal nuovo contratto di servizio approvato dalla Giunta Capitolina con la deliberazione n. 191 del 18 giugno (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo), resa pubblica solo oggi 1° luglio. I numeri sono contenuti nello schema di contratto tra Roma Capitale e ATAC sulla gestione della sosta, dei parcheggi di scambio e dei parcheggi fuori sede stradale.

Il perimetro: 39 impianti di Roma

Il documento di Giunta mette dentro l’affidamento un pacchetto complessivo di 39 parcheggi di scambio e in struttura, di cui 2 risultano chiusi in attesa di adeguamento. Il totale di stalli dichiarato è di 15.397 posti auto attivi. Andando nel dettaglio, i veri parcheggi di scambio sono 36, con 14.612 posti auto e 342 posti riservati ai disabili. A questi si sommano tre parcheggi in struttura o in superficie: Partigiani, Trieste ed El Alamein, con Trieste ed El Alamein indicati come chiusi.

Il ‘conticino’ che non torna

Il dato più pesante riguarda il 2027. Per i parcheggi di scambio ATAC riceverà un corrispettivo di 14.548.089,81 euro, IVA inclusa. Le entrate tariffarie attese, però, sono pari a 708.956,24 euro. Tradotto: gli incassi coprono meno del 5% del costo riconosciuto al gestore, per la precisione il 4,8%. Il resto, oltre 13,8 milioni di euro, resta sulle spalle del sistema pubblico. È qui che la domanda diventa inevitabile: chi copre davvero il buco?

Tariffe basse e molte (troppe) esenzioni?

Perché incassano così poco? Il primo motivo è semplice: le tariffe sono basse. Nei parcheggi dentro l’anello ferroviario si paga 2 euro per 12 ore e 3 euro fino a 16 ore. Fuori dall’anello ferroviario la tariffa scende a 1,50 euro per 12 ore e 2,50 euro fino a 16 ore. A questo si aggiungono le esenzioni per diverse categorie, a partire dagli abbonati Metrebus mensili o annuali, oltre ai titolari di contrassegno disabili e ad altri soggetti convenzionati.

Il nodo: la Trasprenza

Il punto non è stabilire se i parcheggi di scambio debbano essere un business. La loro funzione dovrebbe essere un’altra: togliere auto dalla strada, spingere i romani verso metro, treni e bus, alleggerire il traffico. Ma proprio per questo servono dati veri: quanti utenti li usano ogni giorno? Qual è il tasso di occupazione? Quali parcheggi sono pieni e quali semivuoti? Quanto costa ogni singolo impianto? Quanto incassa ciascuno?

La domanda per Gualtieri e ATAC

Politicamente il tema è enorme: Roma allarga la sosta tariffata con 16mila nuovi stalli blu a pagamento e intanto mette a bilancio milioni per parcheggi che incassano pochissimo. Se il sistema funziona, i dati lo dimostrino. Se non funziona, allora siamo davanti all’ennesima macchina pubblica che costa molto, rende poco e scarica il conto sui soliti noti: i romani.