Carenza di cherosene, le compagnie preparano i tagli: ecco quali voli rischiano di più

Cherosene, foto generata con IA

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La crisi del jet fuel non è più solo una questione industriale. Sta diventando un problema politico europeo, perché tocca mobilità, turismo, prezzi e continuità territoriale. La tensione nello Stretto di Hormuz ha già spinto governi e compagnie a preparare contromisure, mentre l’Iata ha avvertito che in Europa potrebbero arrivare cancellazioni per mancanza di carburante entro la fine di maggio, se la situazione non si stabilizza. La Commissione europea, intanto, ha annunciato linee guida su slot aeroportuali, anti-tankering e uso di carburanti alternativi importati.

I tagli non sarebbero uguali per tutti

La parola d’ordine, nelle compagnie, è selettività. Nessuno vuole fermare il traffico aereo, ma ridurre dove l’impatto commerciale è minore. Le rotte meno redditizie, i voli con bassa occupazione e alcune frequenze nelle fasce centrali della giornata sono i primi candidati. A livello globale, secondo i dati Cirium citati dal Guardian, a maggio sono già stati tagliati circa 13mila voli, pari a due milioni di posti, pur restando sotto il 2% della capacità complessiva.

Domestici, isole e alta velocità: il punto più delicato

Il nodo più sensibile riguarda i voli interni. Dove esistono alternative ferroviarie solide, le compagnie possono essere tentate di ridurre le frequenze e spostare parte della domanda sui treni. Ma questa scelta non è neutra: rischia di caricare le reti terrestri e di penalizzare territori già meno serviti. Ancora più delicata la partita delle isole, dove il taglio dei collegamenti aerei può diventare rapidamente un problema sociale prima ancora che turistico.

Prezzi in salita e passeggeri più esposti

Il carburante è una delle voci decisive nei bilanci delle compagnie. L’Iata segnala un prezzo medio globale del jet fuel a 181,22 dollari al barile nell’ultima rilevazione settimanale, mentre in Europa alcune stime di mercato indicano valori sopra i 1.500 dollari a tonnellata. Il punto politico è chiaro: se il costo resta alto, una parte finirà nei biglietti. L’Iata avverte già che il caro carburante comincia a riflettersi sulle tariffe, anche se la domanda estiva finora tiene.

Bruxelles prova a evitare il caos

Bruxelles si muove per evitare decisioni disordinate Paese per Paese. La Commissione ha previsto un osservatorio sui carburanti, il coordinamento con Stati membri, aeroporti, fornitori e compagnie, e possibili flessibilità temporanee se il quadro peggiorasse. Reuters segnala anche che Israele trasferirà jet fuel alla Germania dopo una richiesta di Berlino, pur con il governo tedesco che al momento non parla di carenza fisica di energia. Il messaggio ai passeggeri è pragmatico: controllare il volo, evitare coincidenze troppo strette e monitorare eventuali comunicazioni della compagnia.