Fanno pace finta, ma Calenda e D’Amato sono già ai ferri corti

Calenda D’Amato

Alessio D’Amato vuole fare il furbo con Carlo Calenda e questi gli minaccia pan per focaccia. Uno dei due vuole comandare sull’altro: per fortuna che vincerà Francesco Rocca, altrimenti nel Lazio sarebbe ricatto continuo.

Quel tweet del leader di Azione che ha fatto parlare i giornali di ieri non può passare inosservato. Perché indica un metodo pericoloso: se vuoi allearti con i Cinquestelle, ha mandato a dire Calenda a D’Amato, faccelo sapere per tempo che cambiamo candidato. Così, improvvisamente.

Che vuol dire la lite tra D’Amato e Calenda

In una frase gli ha dato dell’infingardo – perché D’Amato a Calenda non aveva anticipato nulla delle sue intenzioni verso i grillini – e lo ha trattato come un Letta qualunque (alle politiche l’intesa col Pd fu stracciata il giorno dopo).

È evidente che Calenda vuole fare il puro e duro, ma nella maggioranza regionale, con Zingaretti e D’Amato c’è stato pure lui, come gli rinfacciano quelli di sinistra che vorrebbero il cosiddetto campo largo con i Cinquestelle.  Probabilmente, l’assist del candidato della sinistra al partito di Conte non sortirà alcun effetto, ma resta il fatto che ci stanno provando senza rendersi conto che si tratta di una politica che annoia sempre più. Pace finta e ferri corti: così non andranno da nessuna parte.

Alchimie di palazzo che semmai allontanano i cittadini dalle urne. D’Amato probabilmente ci si trova a suo agio perché alla regione Lazio ci sta addirittura dal 1995 tra elezioni e bocciature (con incarichi). Ma al popolo non si possono più far ingoiare alleanze tra opposti.

Nel centrodestra, almeno, al fianco di Rocca c’è una coalizione coesa, che agli elettori presenterà la forza di un’unione che dura da tempo e con una precisa proposta programmatica.

Ed è inutile che D’Amato, lacrimando, conti i punti percentuali che i sondaggisti attribuiscono alla sinistra e ai grillini: anche sommando i due schieramenti, perderebbero per strada valanghe di elettori. Le parole pronunciate da Giuseppe Conte contro il candidato della sinistra sono pietre. Game over.

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