Castel Fusano, alberi già secchi dopo la piantumazione: “Qualcuno si dovrebbe dimettere”

Alberi Castel Fusano

Doveva essere un intervento di riforestazione e rilancio ambientale, rischia invece di trasformarsi nell’ennesimo caso di spreco e cattiva gestione del verde pubblico. A Castel Fusano, lungo l’omonima via che attraversa uno dei polmoni verdi più delicati del litorale romano, gran parte delle nuove alberature messe a dimora sarebbe già in sofferenza. Quindi non solo quella che è stata definita la “riforestazione distruttiva”, a causa dell’uso di mezzi meccanici pesanti durante la piantumazione. Nel mirino ora finisce anche l’appalto per la messa a dimora di circa 290 alberi in via di Castel Fusano

Ostia, riforestazione Castel Fusano e Acque Rosse, allarme in Commissione: “Piante morte e terreni non bonificati, così si distrugge l’ecosistema”

Piantumazioni recenti, ma già compromesse

A sollevare il caso è stato il dottor Marco Andrea Doria, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Natura di Unisrita, che ha puntato l’attenzione su numeri e tempistiche dell’operazione. “Adesso risultano già secche circa il 70% delle piante. L’intervento è stato realizzato utilizzando le risorse residue di un appalto giubilare da 1,5 milioni di euro, destinato a deceppamenti e nuove piantumazioni, con un residuo di 540 mila euro, pari a circa 1.800 euro per ogni alberatura, con piante di circa 40 centimetri di diametro e 4 metri di altezza”, ha spiegato.

Nel marzo 2025, lungo Via di Castel Fusano, sono stati messi a dimora 290 alberi, tra cui circa 60 pini domestici (Pinus pinea), oltre a sughere e lecci (Quercus ilex). Numeri importanti, almeno sulla carta. Ma il problema, secondo Doria, sarebbe stato affrontare la piantumazione nel momento peggiore possibile.

Ostia, “Alberi piantati tra i calcinacci”: flop da 2,3 milioni del PNRR, la Pineta delle Acque Rosse è un ‘cimitero’ di piante secche

Piantare alle porte dell’estate: il rischio annunciato

“A rendere tutto più complicato è stato il fattore tempo, ma anche quello climatico. Piantumare tra aprile e giugno significa lavorare fuori stagione, praticamente alle porte dell’estate e con temperature in aumento”, ha spiegato Doria. Una scelta che avrebbe compromesso fin dall’inizio le possibilità di attecchimento delle nuove essenze, rendendo indispensabile una gestione molto attenta di irrigazione e manutenzione. Un rischio che sarebbe dovuto essere stato calcolato, visto che le piantumazioni già effettuate sul litorale avevano infatti mostrato criticità simili: una quota significativa degli alberi messi a dimora non aveva superato nemmeno le prime settimane dopo l’impianto.

La Pineta di Castel Fusano e i vincoli ambientali

La questione assume un peso ancora maggiore perché Via di Castel Fusano ricade all’interno del sistema ambientale della Pineta di Castel Fusano, riconosciuto dal Piano Regolatore Generale di Roma come parte integrante del paesaggio naturale e storico del litorale. Un’area delicata, dove ogni intervento dovrebbe essere accompagnato da verifiche tecniche rigorose e da una progettazione coerente con il contesto paesaggistico.

“Si pone una questione evidente: se e in che modo l’intervento sia stato verificato rispetto alle previsioni del Regolamento del Verde, che richiede che gli interventi sulle alberature pubbliche siano supportati da una progettazione tecnica adeguata”, ha aggiunto Doria. “Qualcuno dovrebbe finalmente prendere posizione nei confronti delle aziende che si sono occupate in questi due anni del verde pubblico nel X Municipio e non solo. È sottinteso che sia l’assessore all’Ambiente del X Municipio sia l’Assessore Capitolino all’Ambiente dovrebbero immediatamente fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni”.