Ostia, riforestazione Castel Fusano e Acque Rosse, allarme in Commissione: “Piante morte e terreni non bonificati, così si distrugge l’ecosistema”

pineta castel fusano

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Dovevano essere il simbolo della rinascita verde. Invece oggi rischiano di diventare il caso più spinoso della riforestazione a Roma. Tra piante già morteterreni contaminati e interventi contestati, la Commissione Trasparenza punta il dito sulle pinete di Castel Fusano e delle Acque Rosse, a Ostia. E quello che emerge non è solo un progetto in difficoltà. È un sistema che, secondo associazioni e documenti tecnici, rischia di trasformarsi in un clamoroso fallimento.

PNRR e riforestazione: milioni spesi, risultati in bilico

La discussione si è svolta ieri mattina in Commissione Trasparenza di Roma Capitale, presieduta dal consigliere Federico Rocca, su richiesta dell’opposizione e dell’Associazione Ecoitaliasolidale, rappresentata da Piergiorgio Benvenuti. Tema della discussione il piano di riforestazione finanziato con fondi PNRR, per un valore complessivo di oltre 2,3 milioni di euro. Un intervento che coinvolge CivitavecchiaFiumicino e soprattutto il X Municipio di Roma, con l’obiettivo di mettere a dimora quasi 38mila piante e oltre 14mila arbusti.

È qui che emergono le criticità più evidenti. Secondo i sopralluoghi documentati da Ecoitaliasolidale ma non solo, visto che ci sono denunce anche da parte di Marco Doria e da altre associazioni, circa il 90% delle piantine messe a dimora nell’area di Acque Rosse, alte appena una ventina di centimetri, risulta già secco o compromesso. Inoltre l’area, secondo quanto denunciato, non sarebbe stata adeguatamente bonificata. Tra i rifiuti rinvenuti figurano scarti ediliplastica e persino tracce di amianto, un elemento che rende ancora più delicata l’intera operazione. Un dato che trova riscontro anche nel documento istruttorio: la presenza di amianto nel terreno era già stata segnalata, ma le piantumazioni sarebbero comunque partite senza una bonifica completa.

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“Riforestazione distruttiva”: ruspe e danni alla macchia mediterranea

Le criticità non si fermano qui. Nella Pineta di Castel Fusano, sotto osservazione è finito l’uso di mezzi meccanici pesanti durante la piantumazione. Secondo le osservazioni emerse, le lavorazioni avrebbero alterato la macchia mediterranea, compromettendo un equilibrio naturale già fragile. Un intervento definito da alcuni tecnici come una sorta di “riforestazione distruttiva”, dove la vegetazione spontanea è stata spianata per far spazio a nuovi impianti, spesso destinati a non attecchire. Il tema si intreccia anche con il rischio incendi, sempre più attuale nelle aree a ridosso delle abitazioni.

A rendere il quadro ancora più complesso è la presenza di insediamenti abusivi, alcuni ancora abitati, tra baracche bruciate e rifiuti diffusi. Una situazione delicata, soprattutto perché l’area rientra in una riserva naturale e si trova a pochi metri dalle abitazioni di via Chiaraluce. Qui il tema non è solo ambientale, ma anche di sicurezza.

I dubbi sugli appalti e la gestione degli interventi

Durante la Commissione sono stati sollevati diversi interrogativi, dalla mancata sostituzione delle piante morte alle modalità operative delle ditte incaricate. Dal confronto con il vicesindaco della Città Metropolitana, Pierluigi Sanna, è emersa l’esistenza di criticità nei rapporti con le aziende coinvolte, ma anche una disponibilità a rivedere gli interventi e aprire un dialogo con le associazioni. Resta però una domanda: perché, nonostante gli obblighi contrattuali, molte piante secche non sono state rimpiazzate?

Un’altra questione sollevata nel corso della Commissione riguarda il rispetto delle normative. Secondo quanto evidenziato, alcune lavorazioni sarebbero proseguite anche durante il periodo di nidificazione della fauna, in potenziale contrasto con la Legge 157/92 e le direttive europee sulla tutela degli habitat. Benvenuti ha ribadito che, in questa fase di ripresa vegetativa, interventi invasivi come potature o abbattimenti andrebbero evitati. Come se non bastasse, sul patrimonio arboreo incombono nuove emergenze. Dopo i danni provocati dalla cocciniglia tartaruga, si sta diffondendo il parassita Xylosandrus, un coleottero di origine asiatica particolarmente aggressivo.

“Situazione complessa”: l’allarme delle associazioni

“Una situazione complessa, segnata da ritardi e criticità nella qualità degli interventi”. Così ha sintetizzato Piergiorgio Benvenuti, sottolineando però un punto: la Commissione ha avuto il merito di portare il tema al centro del dibattito istituzionale. Il monitoraggio, assicurano le associazioni, continuerà.

Perché qui non si parla solo di alberi. Si parla del futuro del patrimonio verde di Roma. E di come vengono spesi milioni di euro pubblici.