Dalle sirene alla campanella, nelle scuole entusiasmo ma anche criticità

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Le scuole hanno riaperto a Roma, anche se sarebbe stato meglio aspettare dopo le elezioni. Ma il buon senso non ha trionfato. Gli studenti volevano riprendere le lezioni nelle scuole in presenza, i docenti e i dirigenti un po’ meno, perché consapevoli delle enormi difficoltà. Qualche istituto nel Lazio è rimasto chiuso, non tutti gli studenti sono a scuola, ma i grandi licei di Roma hanno aperto. L’obbligo di indossare le mascherine, i banchi monoposto, ingresso e uscita differenziati. In tempi di Covid non poteva essere un ritorno tra i banchi di scuola come tutti gli altri, e così è stato. Lo racconta un gruppo di studenti del Liceo classico Ennio Quirino Visconti all’AdnKronos, evidenziando proprio quanto sia stato “particolare e strano ritrovarsi a scuola dopo quasi sette mesi, con così tanti cambiamenti ai quali ci vorrà tempo per abituarsi”.

Scuole, al Visconti ricreazione penalizzata

L’istituto ha provato ad attrezzarsi, visto il momento emergenziale, adibendo a classe la palestra, l’aula magna, i laboratori e perfino un locale della vicina chiesa. Per garantire il rispetto del distanziamento viene stravolto anche il momento più atteso ogni mattina dagli studenti: la ricreazione. Rito collettivo nelle scuole per eccellenza di tutti i ragazzi in età scolare, importante per socializzare e recuperare energie per le lezioni successive, è ora diviso per classi. “Abbiamo la pausa in momenti diversi, prima chi esce a mezzogiorno e più tardi i ragazzi che terminano le lezioni alle tredici”, raccontano gli studenti. “Alcuni docenti ancora devono essere nominati, per esempio da me manca quello di greco”, dice Marco, “però in generale ci sono quasi tutti”.

Il preside del Tasso: militarizzazione o non ne usciamo

Al Tasso nuovo regolamento disciplinare; posizione statica sui banchi o in situazione dinamica in classe si sta con mascherina. Igiene, rispetto delle regole di distanziamento e tracciamento….” Andiamo verso una sorta di militarizzazione ma c’è da scegliere. Vogliamo restare a scuola il più possibile? Allora bilanciamo le regole per assicurare il diritto alla salute ed all’istruzione anche nei tracciamenti. Perché se non ci riusciamo chiudiamo. I ragazzi vanno coinvolti”. Lo dice Paolo Pedullà, preside dello storico liceo Tasso di Roma che oggi ha aperto le porte alle prime classi, entrate in due turni alle 8.30 e alle 9.30 per quattro ore di lezione.

Banchi e didattica a distanza le crepe delle scuole

“E’ faticoso – prosegue il dirigente scolastico – In questo momento mi preoccupa tutto, ma soprattutto rendere operativa la connessione on line e vedere se effettivamente si riescono a coinvolgere i ragazzi collegati da casa. La Dad – spiega – ci sarà ma la prima settimana no. La piattaforma è pronta ma dobbiamo ancora installare le videocamere”. Banchi? “Ne abbiamo comprati 300 che hanno consentito di rendere possibile una maggiore presenza alunni in classe. Ne abbiamo ordinati 650 ad Arcuri ma non sono ancora pervenuti”. “Funziona” invece la situazione mascherine: “Ne abbiamo 8mila da Arcuri in loco ed altrettante da ritirare dalla Regione”. Per gli orari? “Domani i ragazzi di prime e seconde entreranno alle 8.15 e 8.45 , e faranno lezione per quattro ore. Poi – conclude – si aggiungeranno le terze, poi le quarte e venerdì tutte”.

Al Giulio Cesare funziona quasi tutto

Alle 11.50, in punto, suona la campanella al liceo Giulio Cesare di Roma. Il primo giorno del ritorno a scuola è terminato. Almeno per gli studenti del quarto ginnasio. Da domani via libera per tutte le altre le classi. Sei mesi dopo i ragazzi tornano quindi a scuola alle prese con i libri di greco, latino, storia e matematica. Anche se con le mascherine, il distanziamento e il gel posizionato in ogni angolo dell’istituto. “E i banchi separati”, dice uno studente all’uscita. “Sì, ma per fortuna non a rotelle – prosegue-. Nelle aule ci sono sia monoposto che doppi, anche se in quelli da due ci può stare soltanto una persona.

E stato bello rivedere i miei compagni”.  “Con la mascherina si muore di caldo. Non si può”, si sfoga una ragazza, sempre del Giulio Cesare. “In realtà – precisa – durante la lezione possiamo stare senza. Ma per alzarci, per fare ricreazione, per andare in bagno, è obbligatoria. La cosa positiva è che almeno é tutto più igienico”. “E poi c’è tutto il percorso che hanno disegnato per muoverci durante le pause tra una lezione e l’altra. Tutto sembra funzionare – racconta una studentessa – ma è solo l’inizio”.

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