Di Maio in peggio: torna a farsi vivo e dà consigli sull’Ucraina alla Meloni

Luigi Di Maio, memissima

L’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio torna a farsi vivo, in attesa di ricevere l’investitura Ue come inviato per il Medio Oriente. Lo fa con un intervento sul Foglio si avventura in una disamina della guerra in Ucraina fornendo consigli (non richiesti) al governo Meloni.

Come sottolinea maliziosamente Dagospia, l’ex bibitaro del San Paolo parla forse forte di un sostegno internazionale: forse da Washington. Non è un mistero che gli Usa abbiano dato dei segnali in favore di Giggino, come quando a Roma Nancy Pelosi si sperticò in elogi pubblici nei suoi confronti. Ma che cosa ha scritto Di Maio, che nel frattempo si è tolto da tutti i social, in attesa di tempi migliori?

Ecco il testo del suo intervento sul Foglio

“Possiamo dire che gli ucraini hanno cambiato noi molto più di quanto abbiano cambiato sé stessi: la loro posizione sulla Russia e le sue pretese ci è ben nota, in particolare nell’ultimo decennio. La nostra, quella della comunità internazionale, adesso è molto più chiara di prima. Quindi grazie, Ucraina”. A scriverlo è Luigi Di Maio, in un lungo articolo apparso su ‘Il Foglio’. “Almeno un grazie da parte nostra gli ucraini se lo meritano”, scrive l’ex ministro degli Esteri. “Perché in dieci mesi abbiamo fatto scelte veramente coraggiose, che ci hanno rafforzato nell’appartenenza alle nostre comunità di valori, rendendole più coese”.

“Dall’inizio del conflitto, le pulsioni europeiste, atlantiste, democratiche e sovrane della nazione ucraina hanno influenzato il dibattito pubblico in tutto il mondo. Un fenomeno che ha impresso forti accelerazioni a processi economici, energetici e politici, dopo anni di inerzia. Siamo stati messi davanti a uno specchio, e abbiamo visto chiaramente alcune delle nostre contraddizioni. La nostra consapevolezza come Stati è cambiata. E stiamo correndo ai ripari verso un modello più resiliente e sovrano”, si legge ancora.

“La crisi del governo italiano nel luglio del 2022 – prosegue – aveva messo a repentaglio le politiche a favore dell’Ucraina e quelle per mitigare l’impatto economico della guerra. Il nuovo governo, pur marcando profonde differenze da quello precedente, ha deciso di assicurare piena continuità all’azione di supporto politico, finanziario e militare all’Ucraina”.

Dagospia: “Di Maio scrive sotto dettatura di Washington”

Sia il presidente Meloni – prosegue Di Maio – che i ministri Tajani, Crosetto e Fitto hanno lanciato messaggi molto chiari. Anche questo ha permesso al dicastero dell’Energia di portare a casa il “price cap” europeo. Un successo ottenuto dall’Italia a cavallo di due governi, che seppur preveda un tetto troppo alto, crea di fatto un precedente importante contro gli speculatori del famigerato Ttf di Amsterdam”.

“Adesso – si legge ancora – la prossima sfida del governo italiano sarà aiutare Zelensky a neutralizzare definitivamente i droni russi di fabbricazione iraniana che stanno bombardando le centrali elettriche ucraine, costringendo – al limite dei diritti umani – milioni di civili al buio e senza acqua”.

Di Maio aspetta l’incarico Ue per il Medio Oriente

“Tutti quanti – conclude – ci auguriamo che si possa ottenere al più presto una pace giusta. Ma per ora è ben chiaro, nonostante la proposta in 10 punti di Zelensky e le reazioni del Cremlino, che la fiducia tra le due parti è sotto lo zero. Piccoli passi avanti ci sono stati, e, insieme alle Nazioni Unite, il paese Nato che più di tutti gli altri è stato protagonista di mediazioni è la Turchia. L’accordo sull’export di grano dal Mar Nero – senza il quale sarebbero scoppiate altre guerre in Africa e Medio Oriente – i vari accordi sullo scambio di prigionieri, e i due round di colloqui prima ad Antalya e poi a Istanbul (prima che i crimini di Bucha facessero saltare il tavolo) sono stati ottenuti grazie alla mediazione turca. E se pensiamo al fatto che sono accordi firmati tra Kyiv e Mosca mentre si combattono sul campo ogni giorno, la fiamma della speranza nella pace può restare accesa”.

Ben scritto, ma la domanda rimane la stessa. E’ tutta farina del sacco di Giggino o è un articolo scritto sotto dettatura di Washington?

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