Disabili, ancora lockdown nel Lazio di Nicola Zingaretti

Disabili lazio

I disabili sono invisibili alla Regione Lazio, parafrasando Saint- Exupéry.
Nessuno sarà lasciato indietro. Dicono. E si riempiono la bocca.

Quelli bravi. Quelli che quando affrontano il problema, quando si ricordano, parlano di “diversamente abili”, perché disabili, che orrore, non è politicamente corretto. E poi, diversamente, li ignorano.

Lazio, per i disabili il lockdown non finisce…

Accade nel Lazio, dove per le persone con disabilità, fisica o mentale, per chi li assiste, per le loro famiglie, il lockdown non è ancora finito.
L’amministrazione Zingaretti fa proclami.
Taglia nastri.
Snocciola cifre.
E lui sorride. Sempre. Ma i servizi non ripartono. Le famiglie sono allo stremo. E temono che la mancata ripresa delle attività possa vanificare il recupero delle abilità acquisite prima della chiusura per l’emergenza coronavirus, risultati che ormai si vanno perdendo.

Tanto lavoro per nulla.
Per tornare al punto di partenza.
E forse anche un po’ più indietro.
Ma intanto il riavvio dei centri sociosanitari e dell’assistenza è avvenuto solo sulla carta, con fruibilità praticamente nulla.
Niente tirocini, né inserimento lavorativo e neanche attività scolastiche o dei trasporti.
E si fa pesante per le famiglie pure l’aspetto dell’isolamento per gli utenti residenziali.
Tutto sulle loro spalle.
Anche i soggiorni estivi, in assenza di una precisa direttiva regionale, sono gestiti in modo completamente diverso tra le varie ASL, creando disorientamento.

La denuncia delle consulte e delle associazioni

La denuncia arriva dalle Consulte regionali cittadine, municipali e da diverse associazioni comunali e regionali.
“Da tempo abbiamo rilevato che se siamo tutti nella stessa tempesta, non siamo tutti sulla stessa barca“, si legge nella nota congiunta diffusa.
“Gli utenti fragili della regione Lazio sono quelli che hanno subito le maggiori conseguenze della pandemia, perché a tutt’oggi sono quelli “confinati”.
Persino regioni più martoriate della nostra dal Covid-19 hanno ripreso, con le dovute cautele, le attività.
Ma nel Lazio non vi è traccia di azioni adeguate che l’amministrazione regionale dovrebbe intraprendere per un ritorno alla vita pre- Covid”.
E la sottovalutazione dei problemi legati alla disabilità, come denunciano con forza le associazioni, parte da lontano.

Comune e Regione si rimpallano le responsabilità

La pandemia è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.
Un terreno minato dove spesso Comune di Roma e Regione si rimpallano le responsabilità, dando vita ad un’applicazione disomogenea sul territorio.
E i disabili e le loro famiglie non sanno più a chi chiedere cosa.

È il caso del “budget di salute“.
Privo di ogni regolamentazione.
Alla Pisana lo stanno sperimentando da anni, ma non si riesce a mettere un punto fermo, secondo le associazioni.
Così come sul “Dopo di noi”.
Anche qui tra Campidoglio e Regione si continua giocare a palla avvelenata.
Sulla pelle di chi è in difficoltà.

“La vita delle persone fragili non può essere affidata a interventi improvvisati”, è l’ultimo accorato appello dei rappresentanti dei disabili.
Consulte e associazioni che ora chiedono con urgenza, su tutte queste tematiche, l’apertura di un Tavolo permanente di confronto con la Regione.
Confronto, sottolineano, non più procrastinabile.

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