Draghi rincalca l’elmetto: “Parlare con Putin è una perdita di tempo, giusto mandare le armi a Kiev”
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha rilasciato la sua prima intervista a un quotidiano da quando il 13 febbraio del 2021 arrivò alla guida del governo italiano. Lo fa con il direttore del Corriere della Sera, a tutto campo: a cominciare dalla guerra e dai rapporti con Putin.
Draghi: “Ho parlato con Putin ma dopo Bucha la situazione è precipitata”
«Ci siamo telefonati con il presidente Putin prima dell’inizio della guerra – rivela il premier Draghi al Corriere – ci siamo lasciati con l’intesa che ci saremmo risentiti. Alcune settimane dopo però Putin ha lanciato l’offensiva. Ho provato fino alla fine a parlargli”. Racconta quindi di essere rimasto in contatto con il presidente russo Vladimir Putin fino a qualche giorno prima della strage di Bucha. E racconta che nell’ultima telefonata “gli ho detto che lo chiamavo per parlare di pace. Gli ho chiesto: ‘Quando vi vedete con Zelensky? Solo voi due potete sciogliere i nodi’. Mi ha risposto: ‘I tempi non sono maturi’. Ho insistito: ‘Decidete un cessate il fuoco’. Ancora ‘No: i tempi non sono maturi’. Dopo di che mi ha spiegato tutto sul pagamento del gas in rubli, che allora non era ancora stato introdotto. Ci siamo salutati con l’impegno di risentirci entro pochi giorni. Poi è arrivato l’orrore di Bucha. Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo”.
“Dall’Ucraina una resistenza eroica, li aiuteremo”
«Detto questo, l’invasione non mi ha sorpreso: quasi 200 mila uomini in pieno assetto da guerra erano stati portati al confine dell’Ucraina. C’erano inoltre i precedenti di quello che l’Unione Sovietica aveva fatto in Polonia, in Ungheria, in Cecoslovacchia”. Il premier ha assicurato che l’Italia resterà al fianco di Kiev. Ha definito la resistenza ucraina “eroica” e previsto una guerra lunga, una “violenza prolungata con distruzioni che continueranno”, ha garantito che l’Europa e la Nato non vogliono entrare direttamente in guerra.
“La pace vale sacrifici
Draghi ha parlato anche di eventuali ricadute di possibili sanzioni sul gas, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina: “Stiamo parlando di uno, due gradi di temperatura. La pace vale dei sacrifici”, ha detto. Sul tema delle armi inviate a Kiev, Draghi ha aggiunto: “Da una parte c’è un popolo che è stato aggredito, dall’altra parte c’è un esercito aggressore. Qual è il modo migliore per aiutare il popolo aggredito? Le sanzioni sono essenziali per indebolire l’aggressore, ma non riescono a fermare le truppe nel breve periodo. Per farlo, bisogna aiutare direttamente gli Ucraini, ed è quello che stiamo facendo. Non farlo equivarrebbe a dire loro: arrendetevi, accettate schiavitù e sottomissione — un messaggio contrario ai nostri valori europei di solidarietà. Invece vogliamo permettere agli ucraini di difendersi”.