Elisoccorso nel Lazio: tre inchieste e l’ombra dell’elicottero “sparito” in Basilicata
La vicenda dell’appalto per l’elisoccorso sanitario nel Lazio non è più un semplice pasticcio amministrativo. È diventata un giallo giudiziario a più livelli, con tre verità investigative che si incrociano e un elicottero che sembra avere una vita doppia. Dopo i rilievi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), l’appalto da 53 milioni e mezzo di euro è finito anche sotto la lente della Procura della Repubblica di Roma e della Corte dei Conti, innescando un caso più ampio che coinvolge affidamenti, costi di basi operative e presunti danni plurimilionari.
Ma al centro di tutto resta la domanda più scomoda. Cosa è realmente accaduto a quell’elicottero di back-up finito a volare, senza apparente autorizzazione, nei cieli della Basilicata?
Un appalto milionario tra critiche e contenziosi
Il servizio di soccorso medico in elicottero, conosciuto nel gergo tecnico come HEMS (Helicopter Emergency Medical Service), prevede la reperibilità di quattro elicotteri attrezzati 24 ore su 24. Tre operativi nelle basi di Roma, Latina e Viterbo, più un quarto mezzo di riserva pronto ad intervenire in caso di guasti o indisponibilità. La gara, bandita nel 2019 e poi rifatta nel 2020, si è conclusa con l’aggiudicazione nel dicembre 2022 alla società E. S.p.A., oggi controllata dal gruppo spagnolo E. S.A., per 53,5 milioni di euro in cinque anni.
La gara non è mai stata semplice. Già nel 2024 l’ANAC aveva contestato la procedura accusando Ares 118 di proroghe illegittime post-scadenza del contratto e violazioni dei principi di concorrenza e trasparenza. E ha aperto un fascicolo che, come era prevedibile, è stato trasferito anche alla Procura e alla Corte dei Conti.
L’elicottero “fantasma”: volato dal Lazio alla Basilicata
E adesso il problema evidenziato è anche un altro. È il caso dell’elicottero di riserva, un Airbus H145 siglato I-MIOR. L’elicottero sarebbe dovuto restare a disposizione del servizio laziale come backup immediato in caso di emergenze. Secondo i rilievi effettuati da Ares 118 attraverso Flightradar, il mezzo avrebbe invece lasciato il Lazio il 15 luglio 2025. E sarebbe stato localizzato in volo verso sud, fino ad atterrare in Basilicata. Dove oggi sarebbe operativo con livrea locale nonostante resti pagato dalla Regione Lazio. Il trasferimento è stato definito da Ares 118 “improprio e non autorizzato”. Con formale contestazione alla società appaltatrice e segnalazioni alle Procure di Roma e Potenza, alla Corte dei Conti e all’ANAC.
È emersa anche un’altra anomalia. Mentre il mezzo di backup veniva spostato, la società appaltatrice avrebbe inviato nel Lazio un elicottero “sostitutivo” che sarebbe addirittura più vecchio degli aeromobili previsti dal capitolato, almeno secondo quanto segnalato da Ares nei suoi esposti.
Il rischio operativo e le indagini in corso
L’assenza del velivolo di riserva ha lasciato una delle quattro basi operative senza quella copertura fondamentale prevista dal contratto. Questo, secondo i magistrati e i revisori, potrebbe tradursi in un «rischio per la pubblica incolumità» oltre che in un potenziale danno erariale, dal momento che la Regione Lazio continuerebbe a pagare un mezzo che non è più fisicamente a disposizione del servizio nel territorio.
Le indagini della Procura di Roma sono ancora nelle fasi preliminari. Ma potrebbero toccare profili penali di frode nelle pubbliche forniture, omissione di cautele contro infortuni o disastri e abuso d’ufficio, mentre la Corte dei Conti valuta l’ipotesi di danno erariale causato dal doppio “impiego” dello stesso elicottero (pagato dal Lazio ma operante in Basilicata). Non solo. Emergono dubbi anche sui requisiti professionali dell’equipaggio impiegato nel servizio, che in alcuni casi potrebbe non corrispondere ai criteri tecnici previsti nel bando di gara, circostanza che aprirebbe profili di responsabilità ulteriori e molto più gravi. La società che gestisce il servizio prova a difendersi, dicendo che “Il contratto è in regolare esecuzione“. E “Il servizio pubblico di elisoccorso è sempre stato garantito senza interruzioni“, visto che “La sostituzione dell’elicottero di backup con un altro mezzo identico per modello e prestazioni rientra nella gestione operativa prevista dalla normativa aeronautica“. Ma sarà la magistratura a dover fare chiarezza.
La perizia sulle basi HEMS e le nuove criticità
Nel frattempo, Ares 118 ha dato il via a una “perizia urgente” sulle tre basi operative di Roma, Latina e Viterbo. Secondo l’azienda regionale, ci sarebbero criticità significative nella stima dei lavori necessari per la riqualificazione degli aeroporti di partenza degli elicotteri, in parte attribuibili ai presunti danneggiamenti lasciati dal fornitore uscente. La perizia, affidata a consulenti esterni, punta a fare luce sugli effettivi costi da sostenere per adeguare le strutture al servizio previsto.
L’esito di queste verifiche sarà fondamentale per stabilire se i costi inizialmente preventivati nell’appalto, da molti considerati già generosi, siano congrui oppure se, come sospettano gli investigatori, si sia sottostimato l’impatto delle condizioni reali delle basi e dei loro materiali di supporto.
Un caso simbolo di mala gestione negli appalti sanitari
Quella dell’elisoccorso nel Lazio ha tutti gli ingredienti per diventare un caso giudiziario emblematico: soldi pubblici, appalti complessi, controlli insufficienti e forse decisioni amministrative ritardate. E allora viene da chiedersi: quante altre spese milionarie si nascondono dietro procedure che dovrebbero essere trasparenti e tutelare la sicurezza dei cittadini?
Per ora, mentre le Procure e la Corte dei Conti scavano nei contratti e negli spostamenti degli aeromobili, i cittadini del Lazio volano un po’ più in ansia. E non solo per l’emergenza sanitaria