“Fro*io di mer*a”, massacrato di botte a Roma: tre minorenni ai domiciliari per il violento pestaggio (VIDEO)
Lo hanno accerchiato mentre tornava a casa. Prima gli hanno strappato il ventaglio dalle mani, spezzandolo. Poi gli hanno sputato in faccia. Infine lo hanno preso a pugni e calci, insultandolo per il suo orientamento sessuale. Lui, Alessandro Ansaldo, aveva raccontato tutto in un post. Si era fatto fotografare, con il viso pesto, mentre era ancora in ospedale. E ora, a distanza di mesi da quella aggressione omofoba avvenuta il 14 settembre 2025 in Corso Vittorio Emanuele II, in pieno centro a Roma, per tre ragazzi di 17 anni è arrivata una misura cautelare.
I Carabinieri della Stazione di Roma Piazza Farnese hanno eseguito l’ordinanza del Gip del Tribunale per i Minorenni, che ha disposto per tutti e tre la permanenza in casa. Non potranno uscire dalle rispettive abitazioni.
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Le indagini: telecamere, social e pagamenti tracciati
I tre erano stati già identificati e denunciati a piede libero al termine di un’indagine lunga e dettagliata. I militari hanno incrociato le immagini delle telecamere di videosorveglianza, analizzato i pagamenti elettronici effettuati dal gruppo quella sera, passato al setaccio i social network, ascoltato testimoni e svolto riconoscimenti fotografici. Un lavoro certosino che ha portato alla ricostruzione della sequenza della violenza.
Secondo quanto emerso, il 25enne, che stava rientrando da solo, è stato circondato. Dopo il primo gesto provocatorio, è arrivato il pestaggio. Colpi al volto, alle costole, alla nuca. Quando è finito a terra, sanguinante, il gruppo ha continuato a infierire tra derisioni e frasi omofobe prima di allontanarsi. “Mi urlavano fro**o di mer**a”, aveva raccontato Alessandro. Invece di aiutarlo, c’era chi aveva ripreso il pestaggio. La madre Yasmin Taskin, giornalista, aveva chiesto ai testimoni di farsi avanti: «Crediamo che abbiano filmato tutto, ma che il branco li abbia minacciati. Li prego come madre – aveva chiesto Yasmin – aiutate mio figlio ad avere giustizia». E adesso almeno tre dei componenti del branco sono stati identificati. Alessandro ha riportato un trauma cranio-facciale, la frattura del naso e contusioni costali, con una prima prognosi di venti giorni. Nei mesi successivi, a dicembre 2025, è stato diagnosticato anche un disturbo post traumatico da stress, con ulteriori trenta giorni di prognosi.
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La decisione del Gip: niente comunità, ma obbligo di restare in casa
Nell’ordinanza il giudice ha parlato di condotte segnate da “mera sopraffazione e umiliazione”, evidenziando profili di pericolosità e una personalità definita “incline al delitto”, con precedenti già presenti a carico degli indagati. La Procura minorile aveva chiesto il collocamento in comunità. Il Gip ha scelto una strada diversa: permanenza in casa, con divieto assoluto di allontanarsi. Una misura ritenuta sufficiente, almeno per ora, a contenere il rischio di reiterazione, lasciando spazio al percorso educativo in ambito familiare.
I tre sono stati affidati ai servizi minorili della giustizia. Ma in caso di violazioni o fughe, scatterà immediatamente una misura più severa.