Gualtieri bis, AVS, Piccolo America e Italia Nostra ‘sfiduciano’ la Giunta: Campo Largo sempre più minato anche da M5S e Lista Raggi
Roma, AVS(Alleanza Verdi e Sinistra), Piccolo America e Italia Nostra non hanno presentato una sfiducia formale, ma negli ultimi giorni hanno messo politicamente sotto accusa il ‘modello Gualtieri’ in un ‘crescendo’ politico fatto di comunicati, interviste, appelli, video social e mobilitazioni pubbliche: una attività di pressione in crescendo che trasforma il Campo Largo romano in un e proprio campo minato verso le elezioni del 2027.
L’ultimatum arriva da AVS
L’attacco più pesante nasce dentro lo stesso perimetro progressista. Il 3 luglio esponenti romani di Europa Verde e Sinistra Italiana hanno avvertito il Campidoglio che le proteste su Metropolitan, ex Mercati Generali e Rialto Sant’Ambrogio non possono essere liquidate come semplici “incidenti”.
AVS accusa la Giunta Gualtieri di subire il mercato invece di governarlo, riducendo gli spazi pubblici mentre crescono le funzioni private. Poi l’avvertimento elettorale: una coalizione progressista non può presentarsi nel 2027 mantenendo questa impostazione. Non è la rottura, ma è già un ultimatum sul Gualtieri bis.
Appelli, social e piazze contro il “modello Roma”
Alla nota politica si è aggiunto l’appello dei movimenti “Per chi è Roma?”, firmato da studiosi, attivisti e realtà sociali. Nel mirino ci sono i troppi studentati privati, alberghi, affitti brevi e grandi trasformazioni urbane considerate funzionali ad attrarre investitori e turisti, più che a rendere la Capitale abitabile per chi già ci vive.
La protesta si è spostata anche davanti agli assessorati, nelle assemblee pubbliche e sui social. Gli attivisti degli ex Mercati Generali hanno organizzato blitz, diffide e iniziative al Villaggio Globale, accusando il Comune di aprire la partecipazione quando le decisioni sarebbero ormai già prese.
Mercati Generali, rigenerazione o rendita?
Il caso più esplosivo resta quello degli ex Mercati Generali di Ostiense. Il Campidoglio parla di recupero di un’enorme area abbandonata, con servizi, spazi pubblici e residenze universitarie. Italia Nostra vede invece una grande operazione immobiliare su suolo pubblico, concessa per sessant’anni e costruita intorno a uno studentato-albergo da circa duemila posti.
L’associazione contesta la riduzione delle funzioni culturali, il peso degli spazi commerciali e il rischio di nuovo cemento. Sono accuse politiche e urbanistiche, non verità giudiziarie. Ma colpiscono la parola scelta dalla Giunta per raccontare l’intervento: “rigenerazione”.
Piccolo America, lo scontro diventa pubblico
Il fronte culturale è esploso a fine giugno, quando Valerio Carocci (animatore del Piccolo America) ha evocato una lista civica capace di sfidare Gualtieri da sinistra. Attori e registi hanno sostenuto il Piccolo America con un appello contro le pressioni che, secondo la Fondazione, avrebbero cercato di frenare il dissenso.
Carocci ha portato lo scontro davanti al pubblico del Cinema in Piazza e sui social, parlando di messaggi ignorati, tensioni con il Campidoglio e promesse tradite. Ha chiesto un incontro pubblico al sindaco, ma ha anche congelato soltanto fino alla fine dell’estate l’ipotesi della lista.
Il Metropolitan diventa il simbolo
La miccia è l’ex cinema Metropolitan di via del Corso. Il progetto prevede una piccola sala da circa cento posti inserita in un complesso destinato in larga parte ad attività commerciali. Carocci parla di una riconversione “al 95 per cento” commerciale e accusa l’amministrazione di avere tradito gli impegni sulla tutela delle sale storiche.
Il Metropolitan diventa così il simbolo di una frattura più ampia: da una parte il Campidoglio che rivendica il recupero degli immobili abbandonati, dall’altra il mondo culturale che denuncia una città consegnata alla rendita.
Olimpiadi, apertura grillina ma unità lontana
Nel frattempo Gualtieri prova a costruire il Campo Largo anche intorno alle Olimpiadi del 2040. Paolo Ferrara ha aperto alla candidatura, chiedendo Giochi utili ai cittadini e non alla propaganda, ma la capogruppo M5s in Campidoglio Linda Meleo resta zitta e muta. È un segnale che l’aperturismo forse spregiudicato di Ferrara non basta a ricompattare il Movimento 5 Stelle.
Restano infatti le distanze profonde con l’area legata a Virginia Raggi e soprattutto sul dossier più incendiario della consiliatura.
L’inceneritore fa esplodere tutto
Il vero detonatore resta l’inceneritore Acea di Santa Palomba. Raggi, M5S e Lista civica continuano a contestare acquisto dei terreni, costi, vincoli e sostenibilità dell’impianto, annunciando nuovi esposti alla Corte dei conti.
Per Gualtieri è l’opera necessaria a chiudere il ciclo dei rifiuti. Per i raggiani è un “ecomostro” da fermare con ricorsi, mobilitazioni e battaglie istituzionali. Su questo punto l’alleanza elettorale appare quasi surreale.
Il Campo Largo romano, dunque, continua ad allargarsi sulla carta. Dentro ci sono AVS che detta condizioni, il Piccolo America che minaccia una lista, Italia Nostra che denuncia il cemento, i movimenti che tornano in piazza, il M5S diviso e la Lista Raggi in guerra sull’inceneritore. Più che una coalizione per il Gualtieri bis, sembra ormai una stanza piena di detonatori.